Un altro mondo è possibile!

CON I FRANCESCANI AL SUMMIT 2012 DEI POPOLI PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E AMBIENTALE, BRASILE 13-20 GIUGNO 2012

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Dietro invito della nostra leadership Congregazionale mi sono aggiunta ai 60 francescani che si adoperano per la promozione della giustizia, pace e integrità della creazione e ho partecipato al Summit dei Popoli per la Giustizia Sociale e Ambientale. Questo Summit si è svolto contemporaneamente alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, chiamata “Rio +20”.

La conferenza dell’ONU era stata proposta dall’ex Presidente Luiz Inacio Lula da Silva per valutare la Conferenza ONU 1992 sullo Sviluppo Sostenibile (“ECO92”), anche questa tenutasi a Rio de Janeiro. I tre obiettivi di queste due conferenze erano stati quelli di promuovere un’economia verde su scala mondiale, lo sradicamento della povertà nel mondo, e il rafforzamento del quadro istituzionale a supporto dello sviluppo sostenibile.

Il Summit dei Popoli ha ispirato l’emergere di una nuova convergenza globale tra vari movimenti: donne, popolazioni indigene, discendenti dell’Africa, giovani, contadini, manodopera rurale e altri minoranze che stanno difendendo i loro diritti umani, culturali e religiosi. Le assemblee, le mobilizzazioni e la gigantesca Marcia dei Popoli sono state intense espressioni di questa convergenza.

Il Summit dei Popoli ha raccolto circa 350.000 persone da tutto il mondo che si sono accampate in tende circostanti la sede della Conferenza dell’ONU. Il Summit ha seguito un programma vario, che ha incluso circa 800 iniziative gestite indipendentemente. I Francescani erano rappresentati dai Franciscans International, la Famiglia Francescana mondiale e i Francescani del Brasile, assieme anche ai giovani che ci hanno accompagnato.

Nella nostra tenda chiamata “Religione per il Giusto” il famoso autore Leonardo Boff ha criticato i temi della Conferenza dell’ONU a partire dall’idea di “Sviluppo Sostenibile”. Ha definito questa frase un ossimoro poiché il termine “sostenibile” non è coerente con l’idea di “sviluppo”. Questa logica è intrinsecamente contraddittoria.

Il concetto di economia verde è stato sottoposto a una vasta critica, soprattutto il mito dell’ “economia verde” e di una “tecnologia verde” presentati come soluzioni a crisi ambientali. Si tratta di una strategia per promuovere ancora di più gli interessi del capitale e colpisce le terre dei lavoratori rurali che stanno già soffrendo per gli effetti di questa politica: lo si vede nella concentrazione della proprietà delle terre, la privatizzazione di risorse idriche, l’inquinamento degli oceani, l’invasione di terre indigene, parchi nazionali e riserve naturali.

Ci siamo concentrati su quattro questioni che in realtà sono dei miti:

d41. Compensazione per emissioni di carbonio e promozione di biodiversità. Grandi compagnie che sono considerate agenti di “sviluppo” hanno il permesso di inquinare e distruggere interi ecosistemi se pagano qualcun altro che, così pare, preservi la biodiversità in qualche altro angolo della terra.

2. Riduzione delle emissioni a causa di deforestazione e degradazione forestale (REDD)  - E’ un sistema che impone, in cambio di un piccolo pagamento, alcuni piani di gestione che negano a intere famiglie e intere comunità rurali qualsiasi forma di accesso alla loro terra, foreste e risorse idriche mentre garantiscono agli “sviluppatore” accesso illimitato a aree forestali che sono ancora intaccate.

3. “Agricoltura attenta al clima”  - Compagnie promotrici di sviluppo vogliono imporre l’uso di specie transgeniche (geneticamente modificate) “adattabili” a condizioni siccità e insetti, assieme anche all’uso di nuovi pesticidi tossici. Oltre al fatto di produrre cibo che è potenzialmente tossico, mettono a grave rischio intere popolazioni.

d54. Restrizioni nell’uso dell’acqua per promuovere coltivazioni di maggior valore   - Compagnie promotrici di sviluppo difendono l’uso della maggioranza dell’acqua disponibile per irrigare coltivazioni di prodotti destinati all’esportazione, per lo sviluppo di biocombustibili e altri usi industriali, invece di perseguire coltivazioni di prodotti che nutrono la gente.

5. “Economia di Ecosistemi a Biodiversità” (TEEB) -  Una strategia per imporre un prezzo su tutti i beni naturali (come l’acqua, la biodiversità, il paesaggio, la fauna selvatica, i semi, la pioggia) per privatizzarli e imporre una tassa al coloro che li usano.

Ho partecipato anche agli eventi tenutosi alla Tenda dei Riciclatori visto che sto preparando un progetto sul riciclaggio delle immondizie a Pire do Rio (dove abito). Il modello economico dominante non cerca di soddisfare i bisogni primari della gente. Produce costantemente un enorme quantità di beni e cerca di persuadere, attraverso propaganda, che essi sono essenziali per vivere.

San Francesco di Assisi era interamente immerso nella società del suo tempo. Come suoi seguaci siamo chiamati a capire il mondo in cui viviamo e sostenere la vita in tutta la sua pienezza e diversità per tutte le creature di Dio. Papa Giovanni Paolo II, nel rispondere alle sfide dei tempi moderni, ha chiamato la nostra attenzione sul bisogno di una “conversione ecologica”.
Oltre alla partecipazione al Summit, il nostro gruppo Francescano ha visitato Favela Rocinha, una delle favelas più grandi in Brasile. Questa visita ci ha dato un assaggio della realtà in cui vive questa gente. Vivono in una collina ripida e grande che sovrasta la vista pittoresca della Baia di Guanabara. Abbiamo anche visitato il Centro per la Difesa della Vita, nella vicina città di Duque de Caxias, che assiste donne che vivono in situazioni di violenza e altre condizioni precarie.

d6Anche se il documento ufficiale del nostro Summit dei Popoli ha tralasciato parecchie questioni importanti, quali questioni di salute e istruzione e la proposta di creare un fondo comune, ha comunque svolto una funzione importante. Ha ottenuto parecchio di quello che si era proposto e l’obiettivo di essere un’alternativa alla politica della cosiddetta “economia verde” dei governi nazionali. La Dichiarazione Finale del Summit dei Popoli a Rio+20 è accessibile online in Inglese, Portoghese, Francese e Spagnolo a: http://cupuladospovos.org.br/en/2012/07/final-declaration-of-the-peoples-summit-at-rio20/

Come Francescani siamo stati pienamente presenti in solidarietà con le seguenti cause: marce fatte da donne; proteste delle popolazioni indigene brasiliane difronte alla Banca Nazionale dello Sviluppo Sociale ed Economico; dimostrazioni contro corporazioni davanti al gigante dell’energia Vale Company e in difesa delle comunità povere; difesa dell’idea di cibo che sia libero da pesticidi e di modelli di produzione alternativi nell’agricoltura brasiliana; proteste contro l’economia verde e la commercializzazione della vita.

L’intera esperienza è stata immensamente arricchente per me. Il semplice fatto di essere presente tra così tanti tipi di persone che la pensano come me, mi ha fatto sentire speranza riemergere dentro di me. Anche se forse siamo una minoranza, i vessilli della nostra lotta rimarranno sempre ben visibili nei cuori di coloro che hanno fede. Davvero crediamo che “Un altro mondo sia possibile!”

 

Sr. Maria Lúcia Barbosa de Oliveira, SFP

Pubblicato: 26/10/2012

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