Il perdono: un elemento essenziale per guarire se stessi

arleen bourquinIn un momento o in un altro della vita tutti ci troviamo a fare l’esperienza di trovarci di fronte a degli avvenimenti che ci sfidano a perdonare. Forse abbiamo bisogno di perdonare noi stessi o gli altri e persino Dio. Il fatto in se stesso magari non è un granché oppure può sembrare che abbia distrutto un rapporto importante. Si tratta comunque di un’esperienza che continua a farci male dentro l’anima.   

Il significato del perdono è spesso non capito. Tanti di noi, una volta o l’altra, si sono sentiti dire “perdonare e dimenticare”. È una frase che ha fatto un bel po’ di danni a chi cerca di praticare veramente il perdono perché il fatto fa parte della nostra esperienza di vita ed è forse impossibile dimenticare.  

Io preferisco concepire il perdono come un processo di accoglienza.  Dopo un periodo di resistenza al perdono, che può durare anche a lungo, a seconda del tipo di “dolore”, il perdono comincia con la volontà di perdonare. Perdonare è aprire il cuore. Faccio alcuni esempi. 

Ho avuto una nonna molto generosa e affettuosa. Dei parenti hanno cominciato a dire che ero viziata. La cosa mi ha fatto molto male e mi sono sentita responsabile del comportamento della nonna nei miei confronti. Anche quando sono diventata grande ho continuato a portarmi dentro questo peso fino a quando un giorno ho riflettuto sul passato e mi sono data il permesso di essere bambina in quei giorni, una bambina che non aveva colpa del comportamento di quelli che allora erano adulti. 

Una volta una persona mi ha fatto soffrire così profondamente che ho deciso di evitarla. Se entrava in una stanza io uscivo. In un certo senso le avevo dato potere sulla mia vita. Dopo tanti anni di risentimento i nostri sentieri hanno cominciato ad incrociarsi e a sovrapporsi in vanti modi: avevamo bisogno l’una dell’altra. Ho cominciato a sentire il suo sostegno quando ci sentivamo al telefono e lei il mio. Non ci siamo mai dette “perdonami” ma le nostre azioni esprimevano perdono e accoglienza. 

E Dio? Sì, ho dovuto anche perdonare Dio... Un giorno, parlando con il mio direttore spirituale, in lacrime, mi sono sentita dire più volte che Dio mi ama. Non ci credevo e ho chiesto: “Se Dio mi ama così tanto, perché non mi ha messo in una famiglia diversa?” All’improvviso ho smesso di piangere, ho guardato il mio direttore spirituale e ho detto: “Ma allora non sarei stata più io, vero?” In quel momento ho capito che Dio era con me, mi accompagnava nelle salite e nelle discese, nella felicità e nella tristezza, vedendo che sarei riuscita a crescere nelle qualità necessarie per essere un guaritore ferito. 

Come si vede non ho dimenticato i fatti che mi hanno sfidata a perdonare. Quello che ho fatto è integrare queste esperienze in doni che mi fanno capire chi sono, chi sono gli altri e chi è Dio. Dio è stato attivo nella mia vita. Una volta Dio mi ha persino chiesto di mollare tutte le immondizie che mi portavo appresso e nel farlo la presa che quegli avvenimenti avevano avuto sulla mia vita è scomparsa anche se non ho dimenticato i fatti in se stessi. Perdona e accogli.  

Sr. Arleen Bourquin

Pubblicato: 24/03/2012

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