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srj ii part 01Se leggiamo i Vangeli con attenzione, vedremo che ciascuno di essi racconta una storia differente della Resurrezione di Gesù. I Vangeli non sono la biografia di Gesù, ma la descrizione dell’esperienza di Gesù fatta dai Discepoli e ciascuno di loro, a seconda della propria esperienza personale e dei lettori a cui si rivolge, racconta in un modo diverso la storia del suo rapporto con Gesù.

Anche noi sentiamo che la storia del Gesù Risorto ha un impatto nella nostra vita e in quella della Congregazione: a causa delle nostre differenti esperienze di vita e del nostro rapporto personale con Gesù, racconteremo tutti una storia differente.

In Giovanni, il tempo pasquale è, allo stesso momento, un tempo di assenza e presenza, in cui si impara ad accettare e fare esperienza di Gesù in un modo nuovo. Ciò rispecchia gli alti e bassi della nostra vita: non viviamo sempre come se fossimo sulla cima di una montagna, contemplando l’amore che Dio ha per noi; spesso dobbiamo lottare per riconoscere Gesù in ciò che ci circonda, ma lui è sempre lì con noi.

Il Capitolo 20 del Vangelo di Giovanni comincia con le parole: “Il primo giorno della settimana…”: ciò indica un tempo nuovo - quello del Cristianesimo - un nuovo modo di relazionarci con Dio.
“…Quando era ancora buio…”: l’oscurità è il simbolo del tempo del male e nella mente di Maria di Magdala, è ancora il tempo della crocifissione. Lei è nell’oscurità, immersa nella sofferenza e nella morte di Gesù, nei tragici eventi del venerdì. Vede solo la pietra che è stata spostata dall’ingresso della tomba e corre a dirlo a Pietro. In quel momento, è ancora persa nel suo lutto e non si guarda intorno, la rivelazione non ha ancora luogo.  

Maria di Magdala corre da Pietro e dagli altri Discepoli che Gesù amava. Non è sola nel suo lutto.
“Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Questo è il tema conduttore del Capitolo 20. Allo stesso modo, anche noi non sappiamo dove sia Gesù. “Dov’è il Signore?”: questo era l’interrogativo con cui si confrontava la prima comunità di cristiani e con cui continuiamo a confrontarci ancora oggi.

srj ii part 02Maria di Magdala è davanti alla tomba e sta cercando Gesù. La stessa parola è usata anche nel Cantico dei Cantici (3, 1-2). L’incontro ha luogo nel giardino. Nel Vecchio Testamento, il giardino è il simbolo della comunione: il giardino della creazione, dove l’umano è congiunto al Divino e camminano insieme nel freddo della notte; il giardino del Cantico dei Cantici dove l’anima cerca colei che la ama; il giardino dove Gesù andò con i suoi Discepoli la notte prima della sua glorificazione…
Maria di Magdala è il simbolo della “Nuova Gerusalemme”, redenta dalla morte di Gesù. Il giardino evoca i due temi principali: la creazione e il patto.

Maria di Magdala è in lacrime, lei è colei che ama. L’ultima traccia terrena di Gesù è al sepolcro. Maria è immersa nella tristezza e nell’afflizione, in una tristezza spirituale. Gli angeli davanti alla tomba chiedono: “Donna, perché piangi?” E lei risponde: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Maria ritorna con la mente alla sua esperienza prima della Resurrezione; vede Gesù, ma non lo riconosce. Gesù ripete la domanda degli angeli: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”
Anche questa domanda ci riporta all’inizio del Vangelo di Giovanni, alla prima domanda posta da Gesù a quelli che diventeranno i suoi Discepoli: “Cosa stai cercando?” (Gv 1, 38).

Maria si volta una terza volta, ma era già di fronte a Gesù, anche se crede sia il custode del giardino. È necessario un cambiamento interno prima che lei possa vedere quello che ha davanti ai suoi occhi. “Non mi trattenere… va’ dai mie fratelli e dì loro…” “Non mi trattenere” è tradotto in greco “non io” e significa: “Non cercar di avere con me la stesa relazione di prima”. La presenza di Gesù risorto non è per lei sola, ma per tutti.

A cura di Sr. Jo-Ann Jackowski, SFP

Pubblicato: 16/05/2017

leggi la prima parte della Riflessione: Viaggio di trasformazione