Sei qui:

 PDF

Nuova cosmologia e spiritualità / 2
Chiamate/i a portare il calore della compassione a tutta la creazione

Forse nulla nella fantascienza è tanto accattivante quanto i buchi neri. Alcuni programmi televisivi di fantascienza degli ultimi 20-30 anni, mostravano navi spaziali che cercavano di procedere in una certa direzione, ma venivano dirottati, lentamente e costantemente, nella direzione opposta, scomparendo per sempre.

nciip 08Era affascinante, e spaventoso! Gli scienziati hanno confermato la presenza dei buchi neri. Si formano quando le stelle giganti muoiono, e la loro massa collassa in un punto distinto con un campo gravitazionale denso, chiamato singolarità. Il buco nero non è un oggetto che può essere visto, ma è piuttosto una zona di spazio-tempo riconoscibile dall’effetto di attrazione gravitazionale che ha su tutto ciò che riesce ad avventurarsi troppo vicino ad essa.

L’espressione “buco nero” viene anche utilizzata nel nostro vocabolario di tutti i giorni: “Cadere in un buco nero” significa essere trascinati in una situazione da cui fuggire sembra difficile, quasi impossibile. Possiamo anche sperimentare i buchi neri dentro noi stessi. Ci sono zone della nostra personalità o del nostro carattere che sembrano spingerci verso comportamenti che vorremmo evitare. Possiamo diventare dipendenti da qualsiasi cosa: alcool, droga, cibo, attività o comportamenti compulsivi; questi esercitano una crescente pressione su di noi e ci allontanano da ciò che ci dà la vita.

È come essere catturati in un buco nero; il viaggio verso le tenebre inizia all’improvviso, innescato da una parola o un evento che ci fa perdere il nostro equilibrio e la concentrazione. Una volta che si passa il suo perimetro indistinto, tutto ciò che siamo si orienta verso il buio e perdiamo il controllo di noi stessi.
Che cosa ci porta a fare queste esperienze di buco nero? Alcune di esse semplicemente capitano e fanno parte del normale corso della vita, altre volte invece ci succede perché viviamo in modo inconsapevole. Quando viviamo in modo automatico, senza coscienza attenta, diventa facile sviluppare abitudini e comportamenti che ci trascinano sempre di più verso il buio. Qualche volta, specialmente quando siamo affamate, arrabbiate, sole o stanche, facciamo delle scelte che alleviano il nostro dolore psicologico o il nostro disagio sociale. Ancor prima di renderci conto di cos’è successo, troviamo qualcosa che esercita una maggiore forza su di noi. Non stiamo più con i piedi per terra, la nostra realtà diventa distorta e perdiamo l’auto-controllo.

Nel mondo scientifico, una volta si pensava che i buchi neri fossero punti di non ritorno; che una volta passato un certo confine, niente potesse tornare indietro dal buco nero. Oggi, come ci mostra il lavoro di Steven Hawking, sappiamo che esiste almeno una teorica possibilità di uscirne. Un fenomeno chiamato “radiazione Hawking” implica che a certe particolari condizioni, i buchi neri possono emettere radiazioni, ed un altro nome per radiazione è luce. Quello che la “radiazione Hawking” suggerisce è che ora, nemmeno i buchi neri si trovano al di fuori dell’influenza della luce.  Anche la più piccola particella può invertire una situazione dalla quale non sembra esserci via di fuga – e la luce, come sappiamo, è l’espressione primaria della Creazione, di Gesù, di Dio. Come in quei momenti di assoluto buio, quando tutte le nostre speranze sembrano svanire e poi arriva la più piccola particella di luce che fa collassare il buco e ci rende “interi”: la luce ci riporta alla vita. Che cosa può tenerci nella luce, che cosa può renderci attenti?

nciip 01Supernova Cassiopeia La contemplazione è una pratica di preghiera che ci rallenta, rendendoci coscienti che qualcosa sta accadendo dentro di noi, qualcosa di differente, insolito, sconfortante. Nel silenzio della contemplazione, riconosciamo più prontamente le nostre resistenze e paure. Crescendo nella fedeltà alla preghiera contemplativa, cominciamo a cambiare il nostro modo di andare incontro al mondo, diveniamo più consapevoli, meno bisognose, avvertiamo con più chiarezza la nostra identità e il senso della nostra vita. Nell’esperienza della contemplazione, ci avvaliamo della potenza creativa di Dio, che è luce. Scopriamo che anche se potremmo non essere in grado di cambiare certe cose che sono fuori dal nostro controllo, abbiamo il potere per grazia divina, di tornare con i piedi per terra e di consentire che ogni cosa lavori per il bene.

Un altro aspetto del buio è la morte stessa. Noi non siamo estranei alla morte, sia le piccole morti che si verificano ogni giorno, che le grandi morti che significano la fine delle vita come noi la conosciamo. Questo fenomeno appare nel cosmo come una supernova.

Le supernova sono la morte, l’esplosione di stelle. Le fotografie del telescopio Hubble sono talmente sorprendenti che ci fanno dimenticare che stiamo guardando immagini di morte e distruzione. Esse sono contemporaneamente immagini di morte e di nascita. Sembra che sia il dare la vita che il lasciar andare qualcosa nella vita, in nome di una sempre maggiore espansione creativa, siano insiti nella vita stessa. Il sole ed i pianeti che lo circondano, inclusa la terra, si sono formati dallo scoppio di una supernova, circa 5 miliardi di anni fa. La stella imponente, che era la madre del nostro sole, ha avuto una morte irruenta ed è stata completamente annientata dall’esplosione dirompente. E ora lei esiste in ognuno di noi, nelle cellule dei nostri corpi che sono composte dalla sua polvere. Consapevolmente o no, la portiamo dentro di noi: è certo quanto il fatto che abbiamo il DNA dei nostri genitori biologici. Noi siamo i figli per i quali lei ha sacrificato tutto.

Anche se la loro scomparsa può creare nuovi mondi, certamente sappiamo che le stelle non hanno coscienza, non hanno la libertà di scegliere se morire o no. La morte è semplicemente parte del loro processo – una parte di ogni processo – e questo è il punto. Ciò che è cruciale – e che la morte e la risurrezione di Gesù ci insegnano – è che noi possiamo scegliere di non fuggire dalla morte, ma di incontrarla con la grazia.

nciip 07Ladislav Záborský, SlovacchiaNel vangelo di Matteo, vediamo Gesù dare una risposta libera e cosciente alla minaccia della morte che incombe sulla sua vita. Il conto alla rovescia per la sua ultima ora comincia, “terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso” (Mt 26, 1-2). Consapevole che la morte è imminente Gesù si diresse con passo deciso verso Gerusalemme, scegliendo di partecipare piuttosto che scappare e nascondersi.
Di solito ci focalizziamo sulla morte di Gesù sulla croce, chiamando questa esperienza “la Sua morte che ci salva”, e dimentichiamo le altre morti che Lui ha vissuto verso la fine della sua vita terrena, come ad esempio il dover cedere tutto il lavoro di una vita agli altri - a dei discepoli che non hanno capito, che non sembravano pronti a capire. Egli ha affrontato la morte delle relazioni, dell’amicizia con Maria e Marta e Lazzaro; la morte di sapere che era stato tradito dai giudei e rinnegato da Pietro. Persino la morte di sentirsi tagliato fuori dall’Amore stesso, così gridò: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato!” (Mt 27, 46)
Gesù ha affrontato tutte queste morti con consapevolezza, frutto della via contemplativa che aveva vissuto.
In una sezione precedente, abbiamo riflettuto sulla figura di Gesù come colui che ha permesso un passo avanti nell’evoluzione umana. Egli era in grado di catturare la luce di Dio in un modo che ci trasforma tutti. L’apertura di Gesù alla Luce ci ha permesso di sperimentare lo splendore di Dio in un modo nuovo. La sua fedeltà alla luce ci mostra come vivere e morire, perché la nostra vita sia trasformata qui ed ora. Quando viviamo una vita di morti e resurrezioni come fece Gesù, diveniamo più capaci di fare il lavoro che Dio ci chiede di fare.

La vita e la morte sono un unico mistero. Questo è quello che ci insegna il Mistero Pasquale. La morte è inevitabile, ma lo è anche Risurrezione.

Possiamo essere certi che delle morti si intrometteranno nella nostra vita, ma possiamo scegliere come reagire ad esse. Dobbiamo essere svegli e vigili anche per accogliere le resurrezioni, quei modi creativi con cui vita nuova fluisce nelle nostre vite anche in mezzo alla morte. Come l’esplosione della supernova che frantuma ogni frammento di vita riconoscibile, noi siamo capaci di trascendenza, capaci di credere che dopo la morte ci sarà la vita e l’amore di Dio.

Come abbiamo già detto, una delle maggiori scoperte del XX secolo è che l’universo è in espansione; non nel tempo e nello spazio, poiché è lo stesso spazio-tempo che si espande.
La forza che fa sì che l’universo si espanda è chiamata “energia oscura”.

L’energia oscura è una forza anti-gravitazionale, che come i buchi neri, non può essere vista, ma la sua presenza viene dedotta dagli effetti che produce. Secondo gli scienziati, l’energia oscura sembra essere sparsa in modo uniforme nello spazio e mantiene una costante densità anche se l’universo si espande.

nciip 06Recenti scoperte mostrano che l’energia oscura è stata trovata in tutti i punti dell’universo, e che esso è un mare di energia oscura con miliardi di galassie che emergono come isole. Forse il dettaglio più sorprendente della teoria dell’energia oscura è che essa occupa circa il 70% dell’universo. Più di 2/3 dell’universo esistono in una forma che non possiamo né vedere né toccare, eppure esercitano una forza che non può essere negata. Come una forza anti-gravitazionale, essi contribuiscono in qualche modo misterioso a proseguire la creazione, a sostenere la vita e a fornirci gli elementi necessari per continuare a svilupparci.

Ma l’energia oscura non è il solo mistero dell’universo. Alcune galassie, è stato scoperto, ruotano ad una velocità di 96.500 chilometri al secondo. Cosa impedisce loro di rompersi in mille pezzi? La risposta è: la materia oscura.
La materia oscura non può essere vista ma la conosciamo grazie all’attrazione gravitazionale che esercita. “Oscura” significa che la materia è neutrale, che non ha una carica elettrica che le permette di interagire con la luce. Sembra che circa il 25% dell’universo comprenda la materia oscura. Mentre l’energia oscura è anti-gravitazionale ed è distribuita in modo uniforme nello spazio, la materia oscura è compatta e contribuisce al campo gravitazionale di una galassia o di un gruppo di galassie.

Capire l’energia oscura e la materia oscura è una delle sfide più significative da risolvere per i ricercatori. In altre parole: la maggior parte dell’universo è ancora un mistero. La maggior parte di esso, circa il 95%, non può essere visto o toccato, eppure la vita esiste perché la materia oscura e l’energia oscura sono lì e uniscono e separano le cose con una creatività in eterna espansione.

Benché noi abbiamo accettato teologicamente un mistero come la Trinità, come parte della nostra vita religiosa, molti di noi sono inquieti riguardo al mistero della vita. Fa parte della nostra umana natura voler conoscere... Ora il mistero ha a che fare con il non conoscere, con la non-conoscenza, con il vivere il momento presente consapevoli che solo la fede può sorreggerci per capire ciò che non vediamo. Il mistero implica non solo l’accettazione dell’oscurità, ma anche lo stringere amicizia con essa. Anche se professiamo che Dio è mistero, resistiamo ad arrenderci all’intangibile che etichettiamo come spaventoso o irreale.

Inciip 03Ladislav Záborský, Slovacchial mistero ci chiama non solo a dare le nostre vite, ma anche a rinunciare a tutto ciò che interferisce con la nostra chiamata. Il mistero ci invita a vivere con saggezza, a sapere quando rimanere fermi e quando prendere il volo; ci chiede di vivere nell’ignoto con fede e vivere nell’incertezza con speranza, credendo nella rivelazione di una più profonda conoscenza e nella certezza che si manifesta come Amore.

A questo punto, ci auguriamo di essere in grado di vedere come l’universo continua a tornare alla Divinità, al nostro Dio Creatore, a Gesù che ci rivela la presenza di Dio sotto forma umana, e nello Spirito che continua a dimorare in noi, sostenendo e santificando noi e tutta la creazione - tutte le cose cominciano e finiscono in Dio. -  Tre volte, nel libro dell’Apocalisse, Dio dice: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, l’Inizio e la Fine”.

Teilhard de Chardin un tempo disse: “Un giorno, dopo aver dominato il vento, le onde, le maree e la gravità, sfrutteremo l’energia dell’amore, e così per la seconda volta nella storia del mondo, l’uomo scoprirà il fuoco”.

In questa riflessione, abbiamo usato le scoperte della scienza moderna per ritornare alla natura, e ad una più profonda comprensione della creazione e della natura umana. La nostra tradizione di fede ha sempre usato le immagini della creazione, dalle montagne al mare, dai semi alla luce, per aiutarci a comprendere il Mistero Divino che Gesù ha provato a rivelarci.

Nel discorso finale di Gesù, egli prega affinché i suoi discepoli gli rimangano fedeli, ma prega anche per noi: “Io non prego solo per loro. Io prego anche per coloro che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una cosa sola; come te Padre, sei in me ed io in te; prego affinché siano anch’essi una cosa sola in noi, e affinché il mondo creda che sono stato mandato da te. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e perché il mondo sappia che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv 17, 20-23).
Per Gesù, l’unità con il Padre, definisce la sua vita e la sua preghiera indica che lui vuole la stessa unità per coloro che lo seguono.

nciip 04Kevin McGeeney, USRimangono delle domande significative:
Come è possibile vivere come un essere creato e pienamente creativo?
Cosa ci può aiutare ad abitare questa visione e renderla concreta? Di nuovo noi guardiamo alla scienza e alla nuova storia dell’universo per trovare una risposta.

Secondo alcuni scienziati, il fatto che l’universo sia in espansione è stata una delle maggiori scoperte scientifiche del XX secolo e le implicazioni di questa scoperta stimoleranno le ricerche del nuovo millennio. Sembra che questa immagine – dell’universo che si slancia in una bella, splendida ed infinita creatività – fornisca una risposta adeguata alle nostre domande.
Noi viviamo in un tempo che ci chiama, proprio come l’universo, ad espanderci – a lanciarci nella vita con creatività e gusto. Siamo chiamati ad essere accesi dal fuoco primordiale dal quale proveniamo. In Gesù, noi stessi diveniamo le fiamme dell’amore che distruggono la paura e portano il calore della compassione a tutta la creazione. Per la nostra espansione dobbiamo abbracciare i nostri doni e le nostre capacità per co-creare e per rifiutare ogni cosa che ostacola la nostra chiamata alla vita.

Siamo chiamate/i ad espandere la nostra immagine di Dio e ad abbracciare Dio e il suo stupefacente mistero.
In un universo che esiste da 13,7 miliardi di anni, che contiene circa 100.000 miliardi di galassie, ognuna delle quali contiene 100 miliardi di stelle, cosa possiamo dire di Dio?

Un’implicazione molto pratica è la nostra immagine di Dio:

Il prete e teologo Raimon Pannikar, suggerisce che “la Novità e la sorpresa perpetua sono tratti distintivi di Dio, e la disponibilità ad essere sorpresi e stupiti è quasi obbligatoria nell’esperienza di Dio, che non permette a Dio stesso di essere imprigionato in forme psicologiche o metafisiche”.

Egli pone anche l’enfasi sulla presenza di Dio nell’universo, e non fuori di esso. Questa non è una sorpresa, se accettiamo che l’universo, fin dal suo inizio, è più di una realtà fisica.

Margaret Galiardi suggerisce che il nome di Karl Rahner per Dio, “Santo Mistero”, è più adatto delle solite immagini di Dio. Qui, stiamo attingendo ad un’antica tradizione della nostra Chiesa, ad opere di Giovanni della Croce come “La Nube della non-conoscenza”, la “Notte Oscura” e “Centering Prayer”, che insistono sui limiti dell’immagine e del linguaggio per parlare del Divino, per parlare più profondamente della realtà di Dio.

Teologi come Jürgen Moltmann e John Haught parlano della comprensione della creazione e del suo carattere come di una manifestazione non tanto del Potere Divino, ma piuttosto dell’Umiltà Divina, poiché Dio riversa se stesso nell’amore di un universo in continua espansione. Haught definisce Dio come amore inerme e vulnerabile e parla di un Dio il cui amore resiste ai cambiamenti, al disordine e alle tragedie di 13,7 miliardi di anni di evoluzione.

nciip 02Ladislav Záborský, SlovacchiaDobbiamo aprire i nostri cuori per accogliere tutte le persone e tutta la creazione. Albert Einstein chiamava la nozione della separazione “un’illusione ottica”. Tanti dei problemi sociali ed ecologici con cui ci confrontiamo oggi, derivano dall’illusione di essere separati da, migliori o più significativi, di altri esseri del creato.

Abbiamo bisogno di abbracciare la nostra capacità di comunione. Meister Eckhart diceva, “la relazione è l’essenza di ogni cosa che è”. La relazione è qualcosa di cui tutte le forme di vita, anche quelle inorganiche, necessitano. La nostra vitalità dipende dalle connessioni che stabiliamo e dalla comunione che condividiamo. I nostri doni, come generatori di vita, ne possono essere piena espressione e sono dati a noi per gli altri.
Questo significa che dobbiamo rifiutare ogni tentazione che ci allontana dall’auto-comunione, e dal tendere al Dio che abita in noi.

Ciò che nutre tutti noi, più dello stesso pane, è la relazione in cui noi scopriamo simultaneamente chi siamo e chi è l’altro. La comunione che onora l’altro, che adora Dio nell’altro ed in noi stessi – questo è ciò che dobbiamo abbracciare. La connessione è primaria; la comunione è essenziale.

Infine dobbiamo continuare ad espanderci, ad impegnarci per emergere, per partecipare al Divino che si manifesta intorno a noi e dentro di noi, nel modo più completo possibile.

La vita è incompiuta, e questo richiede una grande fiducia nello Spirito, perché non esistono mappe che ci guidano attraverso l’ignoto... dobbiamo fidarci delle conoscenze che abbiamo acquisito sulla vita e delle intuizioni che abbiamo.
Soprattutto, dobbiamo fidarci del Dio, che in Gesù disse: “Ecco, io sono con voi tutti, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

A cura di Sr. Jo-Ann Jackowski, sfp
Una ricerca tratta da "Radical Amazement" di Judy Cannato

PDF

leggi: Nuova cosmologia e spiritualità / 1

Pubblicato: 06/04/2017