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La nostra comprensione dell’universo, della terra e delle sue creature, è il modello in base al quale organizziamo i nostri pensieri su di essa, su tutto ciò che ci circonda e quindi anche su Dio. Ecco il senso di questa riflessione: cercheremo di comprendere qualcosa di Dio, a partire dal punto di vista della scienza.

Che cosa significa questo? Prendete un foglio con sopra della sabbia. Scuotetelo in modo che la sabbia si sparga sulla carta. Ora concentratevi su un granello al centro. Immaginate che quel granello di sabbia sia il nostro mondo e che tutto ciò che lo circonda abbia il granello come centro o scorra fuori da esso. Questo rende noi essere umani molto importanti, non è vero? È questo ciò che gli scrittori del Vecchio Testamento credevano, e queste sono le conoscenze sulle quali hanno basato il loro rapporto con Dio. Ma oggi sappiamo che questo concetto non è corretto!

Non solo noi non siamo il centro dell’universo, ma non lo è neanche il nostro sole né la nostra galassia!

nc 12 06L’universo è molto più grande di quanto gli scrittori dell’Antico Testamento potessero mai immaginare ai loro tempi.

Ciò su cui basavano i loro scritti era la LORO comprensione dell’universo.
Pensiamo all’immagine che è stata sulla copertina della versione in lingua inglese della Bibbia per molti anni e che rappresenta la concezione del mondo ai tempi in cui è stato scritto l’Antico Testamento:

La terra è una piattaforma che poggia su dei pilastri; il cielo è una ciotola capovolta. Ci sono porte nella ciotola per far entrare la pioggia generata dalle acque sopra il cielo; i laghi ed i mari sono le zone dove confluiscono le acque sotterranee. Dio è al di sopra e al di fuori del creato; Sheol, sepolto nel profondo della terra, era il luogo dove andavano i morti.

Nota: Questo era lo stesso concetto pre-scientifico dell’universo in cui credevano anche i vicini pagani degli ebrei.

Come si può vedere, il mondo dell’antico popolo ebraico era piccolo, immutabile, con confini chiaramente definiti: la maggior parte delle persone probabilmente non si allontanavano oltre i 20/30 chilometri dalla propria città per la maggior parte della loro vita e non vedeva mai cose o persone nuove o diverse. Sulla base di questa immagine e della loro esperienza di vita, il mondo era statico, immutabile, ciclico, come i cambiamenti delle stagioni che scorrevano anno dopo anno nello stesso modo.

nc 12 07E così quando leggiamo “In principio era il caos e lo spirito soffiò sopra le acque...”, lo scopo della storia della creazione era quello di insegnare ai contemporanei che Dio aveva creato tutte le cose; che Dio amava tutto ciò che EGLI aveva creato (cultura patriarcale), e che la creazione si svolse ordinatamente; c’era ordine; Dio aveva ordinato tutte le cose. Il mondo era brutale: animali uccisi, soldati morti, persone ammazzate dalla febbre o ferite, con arti rotti o amputati. Essi avevano bisogno di sapere che Qualcuno di amorevole aveva il controllo, che quel Qualcuno era Dio, il Creatore. Così la storia della Creazione era una metafora, basata sulla comprensione israelita del mondo, e su quella scientifica propria di quei tempi, del loro credere che Dio aveva creato tutte le cose. Dio vide che tutto era fatto bene e che gli uomini erano fatti a sua immagine e somiglianza.

Già a partire dai primi anni del XX Secolo, gli scienziati parlano di una storia della creazione completamente diversa: di un universo che si dispiega e che ha avuto inizio con quello che è chiamato il BIG BANG di energia e materia, un processo che è ancora in espansione; e che si estende non in un “contenitore pre-esistente” - come nella concezione del mondo israelita - ma piuttosto in uno spazio che è creato dall’energia e dalla materia stessa nel loro espandersi. Ciò è molto importante per noi per varie ragioni.

Se crediamo in un universo stabile e immutabile, limitiamo l’opera creatrice di Dio che resta invariata. Ma se crediamo in un universo che è in costante crescita e cambiamento, ci rendiamo conto che è più facile pensare che anche l’essere umano sia naturalmente portato a crescere e cambiare, piuttosto che rimanere sempre uguale a se stesso. Rimanere sempre gli stessi, non provando cose nuove, non acquisendo nuove competenze, è innaturale, perché non è il modo in cui Dio opera nella creazione e in noi. La nostra stessa esperienza ci mostra come noi acquisiamo costantemente nuove competenze: comunicative, di risoluzione dei conflitti, informatiche, di dialogo, di linguaggio. Cresciamo e cambiamo durante tutta la nostra vita.

Inoltre, la nuova storia della creazione non è nuova per noi come Suore Francescane dei Poveri.

Se guardiamo ai nostri capitoli degli ultimi 25 anni, ecco ciò che vediamo:

Capitolo Generale 1992: la nostra chiamata era focalizzata sulla contemplazione, la multiculturalità e lo sviluppo dei membri. Nella sfida a sviluppare un atteggiamento contemplativo, leggiamo: “questo ci costringe a raggiungere gli altri, il mondo e tutta la creazione”.

Capitolo Generale 1996: proclamare il carisma nel nuovo millennio in armonia con tutta la creazione; “il fuoco del carisma della Beata Francesca ci spinge nel nuovo millennio con bruciante desiderio di dare voce alle energie di guarigione già seminate in tutta la creazione. Consce della nuova comprensione cosmica di interiorità, differenziazione e comunione, integreremo e svilupperemo più profondamente le sfide del capitolo del 1992”.

Capitolo Generale 2000: ci chiamava ad incarnare il carisma di guarigione attraverso il perdono e la pace, promuovendo relazioni autentiche e coltivando una coscienza globale.

Capitolo Generale 2004: siamo state chiamate ad essere testimoni profetiche del mondo, per guarire il nostro mondo ferito. Una delle nostre chiamate capitolari era “essere sorelle di tutta la creazione in conformità con la nostra visione Trinitaria”.

Capitolo Generale 2008: chiamata a “Generare compassione e speranza nella comunità della vita”.

Capitolo Generale 2013: “Come Apostole della Resurrezione, libereremo l’energia di guarigione di Cristo nella comunità della vita”.
Mentre guardiamo alla realizzazione delle nostre chiamate verso tutta la creazione, nel contesto dei nostri Capitoli Generali, comprendiamo che non si tratta di qualcosa di nuovo per noi, ma che siamo cresciute nella comprensione del concetto di una comunità della vita in espansione, almeno negli ultimi 25 anni. Altri temi ricorrenti erano la comunità autentica e l’Incarnazione. Vedremo questi temi emergere nello studio della nuova cosmologia.

Il significato della luce di Dio per la creazione

nc 12 05La storia della creazione comincia con la luce: “E Dio disse: sia la luce e la luce fu” (Gn 1,3). Avrete sentito la parola fotosintesi, nelle lezioni di scienza alle scuole superiori: la fotosintesi è il processo con il quale la clorofilla nelle piante assorbe la luce (energia) e la trasforma in nutrimento (materia) ed ossigeno. Ma che cosa ha a che fare la fotosintesi (che è scienza) con Dio e l’incarnazione di Gesù (che è teologia)? Come sono collegati?

Nel corso di tutta la sua storia, il nostro pianeta è stato inondato dalla luce del sole, ma fino a quando la vita sulla terra non si è evoluta per sviluppare la capacità di convertire la luce in cibo, essa non era la fonte di sostentamento che è ora. La relazione tra sole e terra era limitata, non perché il sole non potesse dare, ma perché la terra non poteva ricevere. Guardare all’incarnazione attraverso le due lenti dell’evoluzione e dell’interazione della fotosintesi, aiuta a meglio comprendere la figura di Gesù e il suo significato per tutta la creazione.
Dall’inizio dei tempi, Dio ha irradiato la luce sulla terra con un continuo atto di grazia. Karl Rahner chiama questa grazia “l’auto-comunicazione di Dio”, un’espressione delle molte essenze di Dio, il quale non solo permea ma sostiene la nostra vita. L’auto-comunicazione di Dio comincia con il Big Bang, 13,7 miliardi di anni fa. Fu per e attraverso la grazia di Dio che nacquero le stelle e le galassie furono formate. Dio non era ciò che creava né era separato da esso.

La grazia di Dio continuava ad essere attiva mentre la terra entrava nell’orbita del sole e prendeva forma. Essa era presente, operante dentro ogni progresso creativo, momento per momento, era dopo era. Per 13,7 miliardi di anni l’auto-comunicazione di Dio si è irradiata verso la Terra e infine nella Terra, la vita si è evoluta con sempre maggiore complessità, la nostra specie è divenuta consapevole e noi siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di qualcosa di più grande di noi stessi, di Qualcun Altro, il cui potere si manifesta nella natura. È stato infatti un momento speciale quello in cui la specie umana ha preso coscienza di se stessa e della grazia irradiata che era stata sempre presente. Da sempre il popolo ebraico si è interrogato sull’identità di Dio e su come la Grazia divina dovesse essere vissuta in modo consapevole. Proprio come la luce del sole, la grazia di Dio è stata sempre pulsante all’interno e verso la Terra, incessantemente auto-comunicante, spingendo incessantemente per la vita dall’interno e dall’esterno.

Con Gesù viene il momento del passo in avanti. Dopo migliaia di anni di preparazione, l’essere umano è infine capace di ricevere la grazia in un modo più consapevole. Gesù è capace di assorbire la grazia radiosa di Dio in un modo che trasforma coloro che attraverso di Lui sono pronti a ricevere questo nuovo annuncio. Usando la nostra capacità di comunicare, Gesù iniziò ad esprimere la sua conoscenza e comprensione di Dio in un modo radicale e stupefacente. “In Gesù l’auto-comunicazione di Dio è sia data irrevocabilmente che accettata radicalmente”.

L’universo sviluppandosi in e attraverso l’amore del Creatore nello spazio e nel tempo per miliardi di anni, si è finalmente trasformato in quel posto dal quale può rispondere pienamente al suo Creatore nella persona di Gesù. E ciò che Gesù incominciò ad insegnare riguardo al nostro Dio Creatore è che Dio ama tutto ciò che ha creato; l’amore di Dio include ognuno ed ogni cosa; e nella presenza irradiante di Dio, Dio abbraccia tutto ciò che è. La connessione di tutti gli esseri viventi non è semplicemente un fenomeno fisico ma un’essenziale espressione della Presenza Divina.

nc 12 02Ladislav Záborský, SlovacchiaQuesta rivelazione in e attraverso Gesù non era fine a se stessa, ma aveva lo scopo di incominciare una nuova era di connessione che Gesù chiamava “Regno di Dio”. Questo Regno di Dio si sarebbe rivelato quando l’umanità avrebbe adottato un nuovo modo di vivere, caratterizzato dalla compassione e dal servizio, dalla libertà e dall’amore. E grazie alle azioni compiute da Gesù – come guarire gli ammalati, mangiare con i reietti, perdonare i peccati ed insegnare la profondità dell’amore di Dio – noi sappiamo che il regno di Dio doveva essere un’esperienza vissuta nel qui ed ora, non una realtà futura in un altro luogo. Questa è la visione per cui Gesù è nato ed è morto, la visione che ci ha trasmesso.

In Gesù la vita della grazia di Dio si è ha aperta, si è diffusa ed ha incominciato a trasformare il mondo. Ma la Luce non doveva essere confinata in Lui solo. L’espressione tangibile del regno di Dio richiede che coloro che credono in Gesù credano anche nelle sue parole quando dice che anche noi siamo la luce del mondo. Anche noi siamo chiamati a divenire luce, accettando la Natura Divina ed essendo trasformati da essa. Gesù stesso disse: “Voi siete la luce del mondo; una città costruita su una collina non si può nascondere. Nessuno, dopo aver acceso una lanterna la mette sotto il moggio; ma la mette sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti coloro che sono nella casa. Allo stesso modo lasciate che la vostra luce risplenda per gli altri, affinché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,14-16).

In Gesù anche noi siamo capaci di compassione. Anche noi possiamo accettare l’inaccettabile e amare ciò che non è amabile. Noi ora sappiamo come servire, come perdonare, come essere giusti e misericordiosi. Ma anche se accettiamo di avere parte della natura divina di Gesù, le domande rimangono. Come possiamo fare? Come possiamo vivere nella fedeltà all’amore che Dio ha per noi? Come possiamo trovare la forza e la saggezza, in questi tempi difficili, per portare avanti ed affrontare la sfida della trasformazione? Di nuovo scienza e teologia ci danno una risposta.

Trasformare noi stessi/e nel Regno di Dio attraverso la forza dello Spirito

nc 12 03Ricordate il concetto della Comunione dei Santi – il fatto che noi (inclusi coloro che sono morti, i viventi, i Santi in Paradiso, le anime del Purgatorio) siamo tutti connessi e possiamo aiutarci l’un l’altro attraverso la preghiera e le intenzioni?

C’è una teoria scientifica che descrive l’esistenza di quello che Rupert Sheldrake chiama la morfogenica o i campi morfogenetici (dal greco “morphé” forma), una forza invisibile che preserva la forma dei sistemi auto-organizzati dall’interno. Questi non sono campi energetici, ma aiutano a mantenere l’energia di un sistema portando le informazioni che lo mantengono nella sua interezza.
Nella specie umana, i campi morfogenetici impostano abitudini di pensiero, attività e linguaggio. In un certo senso, essi sono come campi di memoria. Ogni membro di una specie attinge alla memoria collettiva di un gruppo e si sintonizza con gli antenati della specie, contribuendo a sua volta all’ulteriore sviluppo di quest’ultima. Nel corso del tempo queste abitudini ricordate diventano parte del codice interno dell’organismo e aiutano le successive generazioni ad apprendere i nuovi schemi che emergono.

Pensate alla vostra crescita personale. Come avete imparato a parlare, a nutrirvi, a camminare, a comunicare in modo che gli altri potessero capirvi? Noi tutti abbiamo imparato per esempio, osservando gli altri, riconoscendo i nostri desideri e provando ad esprimerli.

Questo schema vale anche nel processo per diventare una Suora Francescana dei Poveri. Noi studiamo i nostri Regolamenti, le Costituzioni e la storia: osserviamo i comportamenti delle sorelle; ascoltiamo le loro parole e impariamo seguendo il loro esempio. Acquisendo esperienza, sviluppiamo una memoria comune che ci dà energia; ricordi di sorelle di cui continuiamo a raccontare le storie per motivarci nel nostro cammino.
Uno dei primi passi per affermare la nostra luce, la nostra natura divina, è l’esaminare il nostro campo morfogenetico – di comportamenti e attitudini, - chiedendo a noi stesse se i nostri valori sono allineati con quelli insegnati da Gesù. Quando manteniamo il nostro impegno di persone dedite all’amore, creiamo un campo morfogenetico di pace, nel quale gentilezza e pazienza fluiscono dall’umile riconoscimento della nostra connessione con tutti.

nc 12 04Ladislav Záborský, SlovacchiaOltre ad essere radicata nelle scritture, la capacità di rispondere alla nostra esperienza vissuta di Gesù manterrà viva la sua memoria e missione, permettendo alla sua visione ed ai suoi valori di diventare più profondamente parte della nostra coscienza.  Pertanto, per custodire la memoria e la missione di Gesù non basta fare di Lui l’oggetto del nostro culto, ma serve anche trasformare noi stesse nel luogo del Regno di Dio attraverso la forza dello Spirito. Mentre viviamo la vita alla quale siamo state chiamate, il nostro modo di fare trasforma il nostro campo personale e così aiutiamo a creare un ambiente ospitale che permette agli altri di rispondere. In comunità, manteniamo e facciamo progredire creativamente questo particolare tipo di campo morfogenetico ed esso diventa una forza plasmante che contribuisce alla trasformazione dell’universo.

 

Vivere nella libertà

San Paolo spesso ci ricorda che la libertà è l’obiettivo di Cristo per noi: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; rimanete dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Voi siete stati chiamati alla libertà” (Gal 5, 1.13).

Stiamo capendo sempre di più come il concetto di capacità umana di libertà sia stretto e sottile. Dal punto di vista dell’universo che cresce e si espande, una comprensione superficiale della libertà non è più sufficiente.

nc 12 01Xiaohua Zhao, ChinaLa teoria degli oloni permette di parlare della libertà andando oltre la superficie. Benché comprenda le scienze naturali, questa teoria proviene dal lavoro del filosofo Ken Wilber. Secondo questa teoria, tutta la realtà è composta di oloni, o interi/parti; un olone in un intero che è parte di altri interi.
Per esempio una lettera intera è parte di una parola intera, la quale è parte di una intera frase, la quale è parte di un paragrafo, e così via. Nel nostro corpo, una molecola è parte di una cellula, che è parte di un organo, che è parte del nostro corpo.

La realtà non è composta né da interi né da parti, ma da interi/parti, e questo include ogni cosa, dal punto di vista biologico, psicologico o sociologico. La stessa teoria si applica all’organizzazione dei sistemi. I singoli esseri umani si uniscono per formare gruppi sociali, famiglie, comunità, istituzioni, nazioni e i gruppi si uniscono per formare organizzazioni più complesse. Cambiando un singolo membro cambia l’intero gruppo o organizzazione, perché cambia la composizione del gruppo. Ogni membro porta una coscienza ed una presenza che sono componenti essenziali del gruppo più grande.

Mentre noi consideriamo il livello fisico dell’essere o coscienza di sé, la teoria degli oloni rivela come ogni cosa ed ognuno siano connessi con il tutto e con tutti nei livelli più fondamentali. La connessione è una realtà che non possiamo fuggire, e l’attenzione alla qualità della nostra connessione – gli interi e le varie parti della nostra vita – può trasformare radicalmente la nostra esperienza attraverso il cambiamento del nostro modo di vedere.

Vivere in libertà significa sentirsi sufficientemente liberati dalla paura di entrare nel processo di auto-trascendenza (andare oltre noi stessi per un bene più grande), cooperando con lo Spirito Creatore che ci chiede di diventare più di quanto abbiamo mai sognato o immaginato di poter essere.

Vivere nella libertà per la quale Cristo ci ha liberati significa non giudicare noi stessi e gli altri perché ogni cosa è incompleta ed ognuno cerca di fare del suo meglio per vivere nella tensione tra auto conservazione e auto-adattamento, amore e paura.

A cura di Sr. Jo-Ann Jackowski, sfp

Una ricerca tratta da "Radical Amazement" di Judy Cannato

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Pubblicato: 15/03/2017