Vivere con compassione

 Questo tema ci invita ad essere co-creatori con Dio, sopratutto incarnando i quattro atteggiamenti: spaziosità, contemplazione, impegno e immaginazione. In che modo questi atteggiamenti ci rendono liberi di diventare più compassionevoli e di vivere con maggiore compassione? Coloro che sono veramente co-creativi agiscono a partire da questa consapevolezza dilatata che riconosce l’unità fondamentale di tutta la creazione. La spaziosità è una capacità che ci consente di passare dal “me” al “noi”.

per una nuova cosmologiaLa parola “compassione” significa letteralmente “soffrire dalle viscere”. A me indica non che sono entrata nello spazio dell’altro con empatia ma che ho lasciato che la presenza dell’altro entrasse in qualche modo nel mio spazio per diventare parte della mia consapevolezza e del mio spirito.

Tratto l’altro in un modo che riconosce il fatto che siamo uno. La contemplazione è strettamente legata alla spaziosità. In realtà si potrebbe dire che la spaziosità procede dalla contemplazione, che è essenzialmente la capacità di vedere. Una vecchia definizione della contemplazione è “dare uno sguardo prolungato e affettuoso alla realtà”.

Spesso ci muoviamo con dei ritmi talmente veloci e siamo talmente pieni di preconcetti che non vediamo quello che abbiamo davanti. Io sono una gran promotrice della meditazione, di una pratica che ci faccia rallentare e ci faccia aprire, insegnandoci a vedere ciò che è reale, sia dentro che fuori di noi. Tale pratica ci aiuta a diventare contemplativi.

 

compassioneAnche se vedere e fare spazio sono atteggiamenti fondamentali, non sono sufficienti. Dobbiamo impegnarci a vivere questo tipo di spazio. L’impegno comporta un’azione che opera in armonia con la nostra spaziosità e con il nostro modo di essere contemplativi.

Non basta riconoscere l’unità fondamentale del cosmo e di tutti i suoi esseri. Ogni azione che facciamo deve in qualche modo esprimere questo concetto. L’ideale è che il nostro impegno sia “informato” dalla spaziosità e dall’atteggiamento contemplativo. In questo modo le nostre azioni non sono istintive e possiamo stabilire delle intenzioni co-creative.

 

Infine è attraverso l’immaginazione che l’espressione di questo nuovo livello di consapevolezza trova se stesso. Siamo la prima generazione a vedere in modo tangibile la connessione fondamentale tra tutto ciò che esiste. Questo ci spinge a vivere in uno spazio del tutto nuovo. Non abbiamo cartine geografiche, definizioni, ci affidiamo semplicemente all’immaginazione affidata allo Spirito. Questo è vivere in modo co-creativo.

Judy Cannato

Pubblicato: Settembre 2010

Domanda per la riflessione:

In che modo la realtà di un “Campo di compassione” suscita speranza in te?

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