Una spiritualità adulta

 

 

Queste cupe realtà sfidano la nostra idea di fede e ci invitano ad acquisire una spiritualità adulta. Generare compassione per la comunità della vita esige che ci si confronti con questa urgentissima crisi. Eppure noi uomini ci fermiamo... È doloroso confrontarsi con queste realtà. Abbiamo paura. Ci sentiamo scoraggiati, anche noi religiosi. Possiamo fare qualcosa? C’è una qualche speranza? L’anno scorso l’UISG ha invitato a rinnovare la vita religiosa in uno spirito mistico e profetico.Il nostro padre Francesco e la Madre Chiara danno un bellissimo esempio di come collegare questi due aspetti della vita religiosa.

È proprio in questa esigenza preziosa che ci possono aiutare: la speranza. Il pianeta è già sconvolto. Occorrono compassione e coraggio.

Occorre avere uno spirito contemplativo che può nutrire il nostro spirito ma anche una sapienza pratica che, insieme alla competenza scientifica, ci può guidare al di là delle nubi delle presunte incertezze. Sono convinto che la nostra tradizione francescana abbia gli strumenti essenziali per preparare una risposta cattolica a queste crisi. Il nostro padre Francesco è il patrono dei poveri ma anche il patrono dell’ecologia. Questo, aggiunto alla tradizione contemplativa, deve guidarci mentre camminiamo sempre più profondamente in un mondo dal clima sconvolto.

Quello che mi ha spinto ad entrare nella vita religiosa francescana è stata l’esperienza con la natura, la preghiera contemplativa e la solidarietà con i poveri. Quando ho chiesto di entrare tra i frati vent’anni fa, ho chiesto se c’erano dei ministeri per la cura dell’ambiente ma ho ricevuto solo delle occhiate perplesse.

Santa Chiara
Noi e l'ecologia

Sono rimasto sorpreso, anzi, scandalizzato, a scoprire quante poche risorse fossero dedicate a questa realtà. Il responsabile dell’apostolato vocazionale e altri erano contenti che mi impegnassi negli studi ecologici ma non potevano darmi la garanzia che mi sarebbe stato affidato un ministero legato alla coscienza ecologica. Così, vent’anni fa, è cominciato l’impegno a cercare di capire perché i francescani non si occupassero di più in ministeri che si occupassero della cura della Terra.

Eppure l’aspettativa che in genere si ha nei confronti dei francescani è che siano loro a dare l’esempio nel prendersi cura della creazione. Il tutto risale al 1979 quando papa Giovanni Paolo II ha dichiarato S. Francesco oecologiae cultorum patronum caelestem. Tale espressione potrebbe essere tradotta come “il patrono celeste di coloro che promuovono (anima, nutrono) l’ecologia”.

In latino non c’è la parola per “ambientalista” così il papa ha usato la parola “ecologia”. Forse una traduzione più adatta potrebbe essere: Francesco, santo patrono della cultura ecologica.

Fra Keith Warner, OFM

Pubblicato: Aprile 2011

Domanda per la riflessione:

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