Vita: processo costante

La partecipazione consapevole al processo di morte e resurrezione che è la Vita è una responsabilità che abbiamo in quanto esseri umani”. Questo cosa significa per quelli di noi che hanno consacrato la propria vita a Dio? Noi esseri umani dobbiamo allargare l’orizzonte in cui ci consideriamo. Facciamo parte di un processo di vita iniziato eoni fa, e siamo avviati verso una maggiore consapevolezza che ama e un amore che è consapevole. Più penso a come tutto il comunità di vitacreato fa parte della stessa comunità della vita, più comincio a vedere l’insegnamento, la vita, la morte e la resurrezione di Gesù in modo nuovo.

Gesù, Parola di Dio incarnata, ci insegna e ci invita a vivere consapevolmente e con amore come partecipanti di questo continuo spettacolo della continua creazione di Dio.

Gesù ci ricorda che per noi esseri umani partecipare alla vita significa anche partecipare alla morte e che tale processo può essere, deve essere, un donare la vita, sia per gli altri che per noi stessi. Il suo insegnamento ci fa accorgere di quelli che tra noi hanno bisogno – tra tutte le specie – di chi non ha voce, e ci dice che questo è il nostro prossimo, del cui benessere siamo responsabili. Il suo insegnamento e il suo esempio ci ispirano; il dono dello Spirito ci dà la forza di vivere in relazione con gli altri e di prenderci a cuore tutta la creazione.

Noi esseri umani, e tutti gli esseri viventi, in misura diversa, abbiamo dentro un istinto vitale. Noi occidentali l’abbiamo chiamato l’istinto di sopravvivenza, un’energia che spinge i singoli membri di una specie a fare ciò che contribuisce alla sopravvivenza della loro specie e quindi del processo più ampio e costante della vita. Questo istinto si manifesta negli animali e negli esseri umani come bisogno di possedere (come negli scoiattoli che mettono da parte le ghiande per affrontare l’inverno), nell’impulso innato di relazionarsi, anche espresso nella spinta sessuale (per mantenere il futuro della specie), e nel bisogno di dominare o di controllare (come quello di proteggere il proprio territorio).

vita in comunitàQuesti tre istinti contribuiscono alla continuazione della specie. In tutti gli esseri viventi questi istinti rappresentano l’energia di una Vita più ampia che si esprime creativamente in ogni forma nuova di vita e nelle sue potenzialità. È importante notare, comunque, che queste energie, che in altre specie sono istintive, negli esseri umani diventano consapevoli, la loro espressione deve diventare frutto di una scelta. Devono essere messi consapevolmente e amorevolmente a servizio della comunità della vita nel senso più vasto.

 

Non deve sorprendere che queste stesse energie istintive rientrino negli ambiti tradizionalmente indicati come obiettivo e proposito da chi desidera dedicarsi consapevolmente al benessere e al miglioramento della vita in tutte le sue dimensioni.

Nella tradizione cristiana li abbiamo chiamati voti: povertà, castità e obbedienza. Ci sono persone che si sentono attirate a vivere in comunità con l’intento di aiutarsi ad incanalare queste energie. Vogliono tenere sotto controllo il senso di sicurezza, per vivere con fiducia invece che cercando sicurezza nell’accumulo di ricchezze o della “roba”. Vogliono aiutarsi ad indirizzare le energie relazionali in modi che migliorino la vita di tutte le specie. Vogliono usare il proprio potere personale non per dominare ma per mettere i propri doni e le proprie potenzialità a disposizione delle necessità del resto della comunità della vita, sanando, insegnando, portando la pace.

Dovrebbe essere chiaro, d’altronde, che queste energie sono energie di Vita, non appartengono a noi personalmente né appartengono ai “religiosi”. Appartengono al processo più vasto della vita che continua ad andare avanti, a creare nuove relazioni e, soprattutto, ad approfondire i rapporti, entrando in nuove profondità di amore consapevole e di comunione. Tutti gli esseri umani devono impegnarsi a capire come esprimere queste energie nella propria vita.

in comunità con la terraDato che, come abbiamo visto, la collaborazione è fondamentale nel processo costante della vita, come possiamo noi essere umani imparare a partecipare in modo che ogni nostra vita dia il proprio piccolo ma insostituibile contributo al bene di tutta la comunità della vita? In ogni tradizione spirituale l’attenzione è una pratica fondamentale ed essenziale.

Dobbiamo “camminare lentamente e inginocchiarci spesso” come dice Mary Oliver, per scoprire gli schemi fondamentali dei processi della Vita, per poter partecipare con reciprocità e scambio invece che con dominio e controllo. Dobbiamo renderci conto dei movimenti delicati del cuore, dei giochi che facciamo con la mente, del modo in cui il nostro io si intromette anche nei nostri momenti più generosi. Dobbiamo imparare a fare veramente attenzione.

Non dobbiamo dimenticare che la croce è il centro del nostro cammino di cristiani. La croce non è un invito a soffrire il più possibile, come se Dio ci amasse di più quando soffriamo, ma piuttosto ci ricorda che ogni cosa vive donando la propria vita , che “morire”, dare noi stessi, è, o può essere una fonte di vita quando viene accolto con un cuore che ama. Anche se sembrerebbe il contrario! Il nostro istinto immediato è di fare tutto il possibile per garantire la nostra sicurezza, per migliorare la nostra vita. Che non è una brutta cosa.

Ma allora dobbiamo metterci sempre all’interno del quadro più ampio della comunità della Terra e nella rivelazione di Dio in Gesù: “Se il chicco di grano non cade nella terra e non muore rimane da solo”. Scegliendo di vivere in collaborazione, con consapevolezza e partecipando intenzionalmente alla reciprocità e allo scambio della vita più ampia di cui non siamo che una piccola parte, realizziamo il compito che è stato dato a noi esseri umani. La partecipazione consapevole nel processo di morte e resurrezione che è la Vita è la responsabilità che abbiamo come esseri umani. Tutto dipende dal rendersene conto. La sopravvivenza della vita sulla Terra dipende da questo.

Sr. Elaine Prevallet, SL

Pubblicato: Settembre 2009

Domanda per la riflessione:

Tengo controllato il bisogno di soddisfare il mio io per far in modo che l’energia continui a confluire nel fiume d’Amore del mondo?

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