Guarire nell'anima


 

Carissime suore e associati, proprio mentre stava per uscire Voci SFP abbiamo saputo che la nostra carissima sr. Consolata e` entrata nell'abbraccio di Dio. Ecco un'intervista che sr. Consolata aveva rilasciato poco tempo fa. Continuiamo a pregare per lei...

consolata dambrosioSr Consolata vive da diversi anni nella comunità san Francesco di Roma, segue un gruppo di persone adulte ed è attivamente impegnata con loro nel preparare oggetti artistico-artigianali che vengono venduti nei mercatini di quartiere o in altre occasioni. Il ricavato va a favore di vari progetti missionari. Si occupa anche di pastorale della salute e, negli anni scorsi, attraverso un servizio di volontariato ha seguito molte persone malate in ospedale e nelle loro case. Ad agosto del 2009 lei stessa si è ammalata. I medici le hanno detto che a loro parere le rimaneva poco tempo da vivere. Un tempo “prezioso” che lei sta vivendo come un cammino di “guarigione dell’anima”. È lei stessa a raccontarcelo in questa intervista.

Sr. Consolata, come hai vissuto il primo periodo di questa tua malattia?
Ricordo molto bene il momento in cui la dottoressa mi ha comunicato la diagnosi; in quel momento ero vicina ad una finestra aperta; il sole era cocente e ho detto a me stessa: io la faccio finita. Ma è stato un attimo. Quell’attimo mi ha fatto capire che la vita non era mia, che me l’aveva donata il Signore. Allora ho detto: devo continuare a vivere. Frattanto è arrivato un medico che conosciamo da molti anni in quell’ospedale e mi ha detto: sta tranquilla, ti mandiamo all’ospedale San Camillo e tutto andrà bene. Le sue parole mi hanno dato sicurezza e non mi sono disperata.

Ho iniziato allora un cammino molto semplice. Non con grandi cose; mi sono messa alla sequela del Signore e gli ho detto: Gesù se tu vuoi guarirmi va bene, se non vuoi, eccomi lo stesso. Lo ripeto tutti i giorni, anche se tante volte sono un po’ scoraggiata perché non posso fare molto per gli altri. Percepisco però una grande gioia dentro di me, una grande libertà. L’incontro con Gesù al mattino, alla Messa è la cosa più bella, la sua presenza mi aiuta. Ho preso la vita differentemente, è diventata per me bella e piena di significato.

Quale atteggiamento ti aiuta nei momenti più difficili?
Mettermi nelle mani del Signore. Ho avuto fiducia nell’operazione e nella terapia che fino ad oggi continuo a fare. Ho avuto fiducia e speranza. E sono pronta per il Signore in quello che vuole. Non ho più paura della morte. Ho avuto sempre tanta paura di morire, adesso non più. Oggi la morte non mi fa paura, anzi, è una bellezza, una gioia andare dal Signore.

7Dalle tue parole capiamo che hai saputo accogliere questa malattia nella tua vita…
Più ne prendo consapevolezza e più mi arricchisco. Se dicono che non c’è niente da fare sono contenta lo stesso; non sono arrabbiata col Signore. Mi sono messa dietro a Lui, dietro alla sua croce, per camminare con Lui. Tante volte ci scherzo. Mi sembra che il Signore faccia dei giochetti; un giorno mi fa star bene e il giorno dopo mi fa star male. Non sto bene fisicamente, ma ho una certa libertà interiore che mi fa stare bene.
Un momento importante in questo cammino è stato quando sono andata a fare l’operazione chirurgica. Allora mi sono abbracciata alla sua croce. Gli ho detto: se tu vuoi che resti viva va bene, se non vuoi vengo con te. Da allora questa esperienza mi è rimasta impressa nel cuore. E sono contenta, sono felice anche se qualche volta mi sento un po’ scoraggiata perché non riesco a fare di più per la comunità perché le forze mancano; però ho fiducia.

Io sto facendo passo dopo passo con Lui, non dico: forse se agisco in questo modo il Signore mi aiuta di più. Non ci penso proprio! Perché sono alla sua sequela, al suo servizio, nel cammino con Lui.

Guardando oggi al cammino che stai vivendo, che cosa provi?
Il Signore voleva che io passassi per questa strada perché per me questa è un’esperienza di vita. Non posso dare la colpa a nessuno, doveva andare così. Quando accettiamo la prova siamo sulla buona strada. Sono una privilegiata del Signore, non un’handicappata del Signore ma una privilegiata. Mi ha voluto privilegiare con questa malattia; si vede che io avevo bisogno di essere guarita nell’anima. E lui ci ha pensato; forse io non avevo la forza di guarirmi da sola. Ci voleva qualcuno che mi spronasse, che mi dicesse: oggi tu devi camminare con me perché ti voglio guarire.

Non ho ambizioni perché ormai la vita è passata e sono contenta di come l’ho vissuta, non sono dispiaciuta. Ho anche tanti amici che mi vogliono bene; è una cosa bella. Io mi prendo cura di loro come fiori da coltivare. In chiesa o in ospedale la gente si siede accanto e mi domanda: come stai? Stamattina un signore in ospedale mi ha detto: come stai? Coraggio. Ti voglio bene. Queste gentilezze fanno bene, quello che aiuta è il come si fanno o si danno le cose. Con una piccola gentilezza possiamo aiutare il mondo intero. Sto facendo un’esperienza bella; mi piace. Non mi importa se sono malata. Si vede che il Signore aveva bisogno di qualcuno che dicesse a questa malattia e, forse io l’ho detto inconsciamente. Non lo so, ecco – gli dico – sono pronta per Te.

Cosa vorresti dire alle persone che leggeranno queste parole?
Quello che ho sperimentato in questo tempo è reale, vero. Il mio desiderio è di augurare a tutte le persone malate, ai sofferenti, alle suore, agli associati, ai fratelli e agli amici una grande libertà di spirito e una grande apertura di cuore alla speranza. La speranza non deve mai venir meno perché Gesù è sempre con noi e cammina con noi se noi lo cerchiamo.

Intervista a Sr. Consolata D'Ambrosio, SFP

Pubblicato: Giugno 2012

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