Ciò che hai ricevuto in dono, donalo anche tu

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Lo scorrere delle molteplici realtà quotidiane non sempre aiuta ad avere vive e presenti anche le realtà più belle e significative della nostra vita personale o congregazionale, come è stata la “Healing Conference” del giugno 2011.

Sebbene siano molti i messaggi rimasti impressi nell’anima e nel vissuto concreto a servizio della comunità e degli ultimi che ogni giorno il Signore, nella Sua infinita bontà, mette sul mio cammino, tuttavia mi piace sottolinearne due in particolare. Questi hanno accompagnato, incoraggiato e, in alcuni momenti difficili, anche spronato e dato senso all’azione da compiere.

Nel discorso introduttivo di suor Tiziana Merletti, al I paragrafo, dove parla dell’essere strumenti di guarigione” ad un certo punto dice: “Noi sappiamo già cosa dobbiamo fare: il nostro ‘io’ deve diminuire e la voce di Dio deve diventare più forte tra di noi… Impegniamoci ancora una volta prima di tutto nell’accettare la nostra realtà di essere ‘guaritori feriti’”.

Padre Anthony Gittins, CSS, verso la fine del suo intervento, lì dove parla del “superamento delle barriere”, ad un cero punto si è espresso con queste parole: “la vostra sfida, oggi, è far rinascere Gesù nuovamente dovunque il vostro ministero di guarigione vi porta. Questo richiede fantasia, speranza e un’ardente fedeltà”.

Ricordo molto bene il momento in cui P. Anthony ha finito di pronunciare queste parole: dentro di me hanno subito fatto ciac con quelle di sr. Tiziana. Allora mi sono detta: Cristina puoi anche ripartire subito, poiché se integri e vivi questo, hai già fatto tutto.

 

 Incarnare il messaggio d'amore...13a
Esiste un detto, più o meno antico, che recita così: la lingua batte dove il dente duole. Esso si riferisce alla vita fisica o in senso metaforico alla vita di una persona o di un gruppo, ma si può riferire anche al cammino spirituale, sia personale che comunitario. Pertanto mi è parso di capire che i suddetti messaggi, risuonati così profondamente nella mia anima,mi chiedevano una particolare attenzione e di conseguenza una più concreta incarnazione nella vita di ogni giorno.                      

Infatti quelle parole di sr. Tiziana “il nostro io deve diminuire per meglio ascoltare la voce di Dio tra noi” è ridivenuto programma di vita. Tacere, e non solo con la bocca, far tacere le mie idee, far tacere il mio modo di essere o di fare, per creare dentro di me quel vuoto necessario per accogliere la voce di Dio. Ma chi ha mai sentito Dio parlare? Dove, quando, attraverso chi o che cosa Dio mi parla?

Ecco la prima grande sfida: credere con tutta me stessa, che Lui ama parlarmi nel silenzio. Solo quando io sono vuota di me stessa, quando forse sono distratta o scoraggiata, quando sono ferita dai miei o altrui sbagli lui mi parla.

  • Dio fa sentire la sua voce come ha fatto con San Francesco, il quale volendo comprendere la sua vocazione o la sua missione ha aperto il Santo Vangelo per tre volte.
  • Lui mi parla nella sorella che mi sta accanto e che vede o percepisce le realtà in modo diverso dalle mie.
  • Lui mi parla attraverso i tanti volti sofferenti o gioiosi, poveri o ricchi, piccoli o adulti che incontro ogni giorno sul mio cammino. Senza saperlo essi non mi chiedono altro che far nascere e rinascere Gesù in loro.
  • Certo, lo sappiamo che l’altoparlante di Dio per eccellenza è la Creazione, anch’essa ferita e per tanti aspetti agonizzante e in attesa delle mie e nostre cure. Far tacere il mio io, cosa facile a dirsi e molto difficile a mettere in pratica.

Una conversione quotidiana
Dopo la Conferenza tante volte mi sono chi14aesta: riesco a far tacere il mio io per lasciare parlare Dio? “ La lingua batte dove il dente duole” se questo pensiero torna e ritorna in me, capisco che ho bisogno di conversione proprio in questo senso.

Far morire il mio io, ascoltare Dio tra noi, far rinascere Gesù tra noi e con tutti, nella Chiesa e nei nostri ministeri, è e sarà la mia e nostra via come SFP.

Tante piccole esperienze costellano la mia giornata in quanto ad ascolto.
Ascolto che significa fare il vuoto dentro di me, per lasciare che Dio ami quella persona attraverso di me, senza giudicare. Alcuni giorni fa ho avuto occasione di ascoltare una persona molto sofferente e depressa. Alla mia domanda, perché era così triste ne è scaturita una lunga storia di sofferenze e abusi d’ogni genere. Ho avvertito tutta la mia impotenza e povertà ma anche una grande presenza di Gesù al quale continuamente ripetevo: Tu solo puoi guarirla.

E lui non ha tardato ha iniziare in lei un vero processo di guarigione morale, spirituale e anche fisico.

 

 Sr. Cristina di Nocco, SFP

Pubblicato: Agosto 2012

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