Riflessioni sulla guarigione del mondo d'oggi...

 

16Ascoltare, incoraggiare, amare e pregare
Quando mi fermo a pensare alla conferenza sulla guarigione del giugno scorso mi vengono in mente tante cose. Una delle impressioni più forti è stata la ricchezza e la diversità del carisma vissuto dalle suore e dagli associati nel mondo. L’entusiasmo, la creatività e la gioia delle giovani suore che parlavano del loro ministero sono stati veramente edificanti. Usare il calendario particolare che abbiamo per il 2012 mi ha aiutata a ricordare i ministeri di cui abbiamo parlato alla conferenza. Dio che protegge mi fa venire in mente le suore che offrono un rifugio sicuro ai profughi e agli immigranti. Dio che legge i cuori mi fa venire in mente l’immagine delle suore e degli associati che accolgono le donne intrappolate nella prostituzione. Dio che provvede mi fa pensare alle necessità fisiche dei poveri, dai più giovani ai più anziani ricevono cibo, vestiti, un taglio di capelli, le cure necessarie. E si potrebbe continuare... 

E io, che sono ormai negli “anta” da un bel po’... come vivo il carisma? Posso ascoltare ! posso incoraggiare ! posso amare ! e posso pregare ! 

Sr. Marie Clement Edrich, SFP

17Trasmettere l’energia divina
Per me sanare nel mondo d’oggi significa essere completamente nel presente, pronti ad accogliere la presenza dello Spirito Santo e a trasmettere l’Energia divina ad ogni persona che incontro mentre continuo il cammino di ritorno nella casa da Dio, dove la guarigione abbonda! 

Thomasina Nolan, associata

Mettere le persone a contatto con se stesse e con gli altri
Che significa sanare nel mondo d’oggi? Penso che la guarigione sia, per tanti versi, non legata alla malattia, agli impedimenti, alla cura delle malattie o alla morte. Sanare in un certo senso è una reinterpretazione dell’esperienza della vita. È legata alla completezza e la completezza la si sperimenta dentro di sé e nel rapporto con gli altri. In questo senso la guarigione è mente-corpo-spirito nell’esperienza della comunità. Questo è il succo di quello che cerchiamo di fare qui al Barn centennale. 

18La Conferenza internazionale sulla guarigione del 2011 è stata la mia prima esperienza della diversità della Congregazione. La mia prima impressione è stata un senso di calore, di gratitudine e di grande accoglienza. L’interazione tra le suore più giovani e quelle più grandi rappresentava il concetto che siamo nani sulle spalle dei giganti, nel senso che le più giovani riconoscevano con grande rispetto tutto il grosso lavoro a cui le più grandi avevano dedicato la vita e queste, a loro volta, hanno potuto dare dei consigli e un incoraggiamento preziosi.                          

Rose Aleman - direttrice del Barn

Sanare in azione 
La Conferenza sulla guarigione ha lanciato molte sfide, ha dato tante idee e anche tante opportunità di crescere. P. Anthony Gittins, CSSP, ci ha presentato alcuni esempi pratici di guarigione. Quello che più mi ha colpito è stato l’evangelizzazione. In passato, quando si diceva “dobbiamo evangelizzare” l’unica cosa che mi veniva in mente era qualcuno che si metteva a predicare in piazza. 

19Lo Spirito ha spinto Gesù a “portare la buona novella ai poveri, a proclamare la libertà ai prigionieri, a ridare la vista ai ciechi, a liberare gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-20). Questo è il programma che Dio aveva per Gesù; ed è lo stesso che ha anche per noi. Il modo in cui Gesù ha vissuto questo programma si chiama evangelizzazione. Gesù è il lieto annuncio. È la guarigione in atto, la riconciliazione nei fatti e l’abbraccio nella carne.                                                                           

P. Gittins ha indicato i quattro componenti essenziali dell’evangelizzazione integrale: la proclamazione, la testimonianza, il dialogo e la liberazione. Gli elementi fondamentali del ministero di guarigione di Gesù sono l’incontro, la condivisione a tavola, la lavanda dei piedi e il superamento dei confini. P. Gittins mi ha aiutato a capire che le mie azioni quotidiane sono una forma di evangelizzazione. Saniamo il mondo portando il lieto annuncio di Gesù nel mondo! 

Karen J. Hartman, S.F.P.

20Essere una presenza che trasforma
“Cosa significa per me, per noi, essere strumenti di guarigione nel mondo d’oggi?” Come società tendiamo a trascurare la violenza strutturale che opprime tanti innocenti nel mondo. E questo è dovuto in parte alla crisi dei sistemi che oggi viviamo. Per essere strumento di guarigione uno deve resistere in mezzo al caos e avere una mente e un atteggiamento che abbraccia la realtà facendola cambiare ed essere pronto a seguire lo Spirito Santo. 

Penso che quando restiamo aggrappati a punti di vista irremovibili, perdiamo il dono o il concetto che ci aiuta ad accorgerci delle grazie e ci fa vedere come Dio opera in noi. Per essere strumenti di guarigione abbiamo bisogno gli uni degli altri; non possiamo farcela da soli. Come ha detto Dietrich Bonhoeffer, ‘la chiesa è chiesa solo quando esistiamo per gli altri’. Insieme possiamo fare grandi cose. Per me la guarigione è un assaggio del Regno che ancora non è giunto alla pienezza. Sono convinta che tutti coloro che hanno partecipato alla Conferenza hanno il desiderio di essere una presenza che trasforma in modo che, con la missione e il carisma, il mondo possa essere migliore.                                                                                                        

Joan Mills, associata

21Uno strumento dell’amore di Dio
“Non ci sono passeggeri nell’astronave Terra. Tutti fanno parte dell’equipaggio” (Marshall McLuhan). Ogni membro dell’equipaggio ha il compito di essere in un rapporto giusto con la Madre Terra, il Creatore, se stessi e tra loro. Come seguace di Gesù, di Francesco d’Assisi e di Madre Francesca, siamo chiamati a servire il mondo ferito e piagato. La nostra vita non è nostra. I doni e le capacità che abbiamo ci sono dati da Dio perché aiutiamo chi ne ha bisogno. La guarigione di Dio è ovunque ed è resa concreta dai nostri rapporti quotidiani con gli altri.  

Durante la Conferenza di guarigione Anthony Gittins, CSSp ci ha ricordato che è facile parlare e pregare per chi ha fame, per i poveri, per chi soffre, chi è solo ecc. Però queste persone senza nome, senza volto devono diventare una presenza reale e tangibile nella vita quotidiana. Non si può fare a meno di incontrarsi. Bisogna passare dal ‘generico’ allo ‘specifico’. Per me uno dei modi di farlo è di offrire i miei servizi come tutore. Da più di tre anni faccio il tutore legale a sette persone che hanno handicap mentali e non sono in grado di prendersi cura di se stessi. Alcuni non hanno parenti né amici.  Nel mio ruolo mi occupo che ce se ne prenda cura, divento strumento dell’amore e della guarigione di Dio “ascoltando, interessandomi, essendo presenza, difesa, amica”. E a volte ho il privilegio di fermarmi a pregare con loro quando passano dall’astronave Terra all’abbraccio tenero dell’amore di Dio.   

 Sr. June Casterton, SFP

 Pubblicato: Febbraio 2012

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