Guardata come nessun'altra, sui passi di Bernadette

 

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I compagni di viaggio sono fondamentali per la sua buona riuscita; infatti possono svelare la bellezza di un luogo che altrimenti rimarrebbe nascosta. È per questo che nel nostro viaggio a Lourdes abbiamo avuto ospiti d’eccezione.  In primis abbiamo chiesto a Bernadette di farsi nostra compagna di cammino.

Lourdes: un castello padroneggia sulla città, ma è sui passi della giovinetta Bernadette Soubirous che si è spinti ad andare. Io c'ero e anche tu, lì, lungo la striscia blu che, disegnata sull'asfalto, oggi indica le strade percorse da Bernadette negli anni vissuti nella cittadina francese. La sua vita inizia nella casa dei genitori, il Mulino di Boly, e va verso il fonte battesimale della Chiesa Parrocchiale, e continua verso il Cachot (l'umida stanza di 16 mt quadrati in cui i sei della famiglia Soubirous vivono per un certo periodo), e ancora verso la Vecchia Canonica e poi l'Ospizio, dove Bernadette sperimenta l'amore per Dio e per i malati.
 
I passi di Bernadette portano fuori le mura di Lourdes, al villaggio di Bartrès e al Convento di Nevers. I suoi passi continuano anche in me e in ciascuno di noi nel cammino semplice e anche difficile che ricongiunge a Dio, il quale accoglie e protegge come roccia e lava e disseta come acqua fresca di sorgente. S.

Lourdes è la Città di Maria, è lei la padrona di casa che accoglie chi arriva e si rivela a quanti desiderano incontrarla.


Ritornare a Lourdes dopo un po’ di anni aveva il semplice significato di trovarmi in una località già vista in passato e potermi scoprire trasformata rispetto ad allora, con la convinzione che questo sarebbe accaduto in un qualsiasi altro luogo. È bastato sostare dinnanzi alla grotta la sera stessa dell'arrivo per vanificare la mia previsione: pur senza sapere come stare nel silenzio che lì regna, con che frasi rivolgermi a questa donna di nome Maria -quasi senza conoscere chi sia- è sorta in me la percezione di non essere lì per caso, non un luogo e un momento a caso. In quel silenzio che non riuscivo ad abitare sono pian piano tornati alla mia memoria tanti episodi della mia vita in cui compare la sua figura; mi sono accorta che c'è sempre stata questa presenza senza che io me ne rendessi conto. Ed è nata in me la curiosità di scoprire chi sia questa donna, Aquero, “quella”, come la chiamava Bernardette.

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Tornare alla grotta nei giorni successivi mi ha rivelato cosa la caratterizza: la grande tenerezza, che si concretizza nella cura riservata ai malati, e la sua accoglienza incondizionata -il suo avvolgerci tutti sotto di sé- tangibili nel vedere le più disparate persone pregare lì, nel transitare all'interno della grotta, sotto quella roccia quasi un grembo materno. M.

Stare di fronte alla grotta è stare in compagnia di Maria, riposarmi alla sua presenza e lasciarmi trasformare da Lei. Ho accolto il suo invito a farmi vicina per raccontarle il mio cuore, i miei sentimenti e le mie paure; Lei me li ha restituiti trasformati: nel mio cuore è nato il desiderio di amare come Lei, tra i miei sentimenti comparivano l’accoglienza e la comprensione, per le mie paure la sua presenza di Madre ha portato pace.
È commovente osservare il silenzioso avvicendarsi delle persone alla grotta… grandi e piccoli, uomini e donne, persone sane e malate, tutti hanno in cuore aspettative grandi per quell’incontro con Maria, ciascuno ha tanto nel cuore e tanto da affidare; Maria accoglie tutti. Appoggiando le mani su quella roccia si trova sostegno, riparandosi all’interno di essa si sperimentano protezione e accoglienza. Sui volti di chi si allontana appare un velo di malinconia ma in fondo al cuore la certezza che quella Madre non abbandona. M.C.

Un viaggio che si rispetti oltre a svelare le meraviglie del luogo porta anche all’incontro con se stessi.


spb 04Uno dei momenti di preghiera in cappella si è aperto con le parole della bellissima poesia di Bonhoeffer “Chi sono?”. L’interrogativo mi ha spinto a soffermarmi ancora una volta sulla mia storia, passata e presente; nel corso della giornata, ripercorrere i passi di Bernardette, il brano del vangelo di Luca sull’Annunciazione e i momenti di condivisione e silenzio, mi hanno aiutato a rileggerla con uno sguardo nuovo. Insieme abbiamo così imparato a guardarci con gli occhi misericordiosi di Dio e a riscoprirci figlie amate dal Padre e da Maria nostra madre. C.
Il rito dei 3 segni è stata una cosa molto intima e molto sentita, mi ha suscitato commozione e gratitudine per un Dio che ti svela, ti rende inquieto ma poi ti fa rinascere. E’ stato bello lavarsi il viso con quell'acqua per sentirmi nuova e essere segnata con l'olio proprio in quel punto tanto fragile e tanto tormentato che è il mio cuore! A.

Vogliamo ricordare ancora un’incontro speciale, quello con le ragazze della Comunità Cenacolo, una fraternità che accoglie giovani che vengono dal mondo dell’emarginazione e della strada, spesso con problemi relativi all’uso di droghe, che desiderano rinascere.

Ascoltare le ragazze della Comunità Cenacolo è stato a dir poco emozionante! Guardare i loro occhi sereni e luccicanti lo è stato ancora di più!
Le loro vite parlano di Dio, di come si prende cura delle sue creature con amore di Padre: amore che corregge, che perdona, che consola e che dona gioia piena.
Le storie di queste ragazze parlano anche di conversione autentica e di coraggio, tanto coraggio! Forza di volontà, pazienza, costanza, perseveranza, affidamento, preghiera: queste e tante altre cose ho visto e ho desiderato nel tempo trascorso con loro, un tempo prezioso che non dimenticherò. S.
Dopo queste esperienze e tanto altro siamo ritornate a casa grate per quanto vissuto, un po’ cambiate e con il desiderio di continuare a viaggiare!

Pubblicato: 24/09/2013
 

 

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