Zampilli di vita

 

 

za 01Dal 26 al 28 aprile  con un gruppo di ragazzi e ragazze di una parrocchia di Padova, abbiamo vissuto un'esperienza di preghiera e condivisione a Santa Giustina Bellunese, un luogo immerso nella bellezza del Creato. Avevamo tanta sete, sete di capire a cosa potessero servire questi due giorni da trascorrere lontani dalle solite cose e più a contatto con Dio.
Ci hanno aiutato a scoprirlo: i giochi, lo stare insieme, la preghiera, le attività’ che abbiamo svolto, il lavare i piatti e l’incontro  di Gesù con la Samaritana.

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Il pozzo, i pozzi, e l'acqua, sono stati i nostri compagni di viaggio durante questi giorni! Ognuno di noi ha riflettuto sul fatto di “essere pozzo” di qualcosa: di speranza, di tranquillità, di divertimento, di aiuto....  Ci ha fatto riflettere la storia  di una città abitata da pozzi “viventi” i quali, attratti da una nuova moda, si riempivano di più cose possibili e si allargavano a dismisura  togliendo spazio ai pozzi vicini.

Anche noi abbiamo immaginato  di essere un pozzo e ci siamo chiesti  cosa abbiamo accumulato  fino ad oggi.
Abbiamo scoperto che in questo strano paese c'erano anche dei pozzi che, abbandonato tutto ciò che avevano accumulato, decidevano di scavare in profondità fino a trovare, con grande sorpresa, l'acqua.
E abbiamo scoperto che l'acqua che giungeva in fondo ai pozzi era un'acqua comune, proveniente da un fiume sotterraneo che toccava le profondità di ognuno di essi.
Ci ha sorpreso  e sconvolti la testimonianza di Chiara Luce Badano, un'adolescente che ha affrontato i momenti duri della sua malattia con serenità  ed ha  regalato sorrisi e speranza a chi, incredulo, le stava accanto. Anche Chiara Luce è stata un “pozzo”, che si è “svuotata”  e  ha donato amore incondizionato a chiunque le si è avvicinata nel difficile momento della prova.

Non sono mancati i canti, i giochi, le sfide tra gli “Ippopotami” e i “Contadini russi”, e persino gli amati libri,  su cui abbiamo studiato.
In questi due giorni, ci sembra, di aver scavato alla ricerca di noi stessi, della nostra autenticità, dei nostri talenti e dell'acqua che ci permette di irrorare gli aridi terreni per far germogliare semi di vitalità.
Alla fine, possiamo dire di essere tornati tutti un po' meno assetati e molto più ricchi, con un po' di Dio e un po' di Dolomiti – che Lui stesso ci ha regalato – nel cuore.

Comunità Casa Nazareth

Pubblicato: 14/05/2015

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