Portare nuova vita

 

altLo scrittore americano Carl Rowan ha detto: “L’apprendimento ha reso libere più persone di tutte le guerre della storia”. E ne sono pienamente convinta! L’istruzione non solo ha reso libere le persone, ma ha dato loro la speranza. Pensiamo a Geremia 29,11: “Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza”.

Queste parole sono il messaggio che Dio desidera trasmettere alla gente, soprattutto ai poveri e agli analfabeti serviti dalle Suore Francescane dei Poveri nella città di Dumaguete, nella provincia filippina di Negros Oriental.

Questa nuova missione, nata solo tre anni fa, è la nostra risposta all’invito del rev. John F. Du, allora vescovo della diocesi di Dumaguete. Coerenti con lo stile originario della nostra Congregazione, abbiamo aperto una mensa dei poveri al primo piano del Centro dei Marianisti dove abitavamo. Questo servizio iniziale si è poi allargato. Oggi offriamo agli ospiti del Centro la possibilità di farsi la doccia e di lavarsi i vestiti; di curarsi in un piccolo ambulatorio o di ottenere indicazioni per procurarsi le medicine; e abbiamo avviato anche un programma di alfabetizzazione per i bambini di strada. 

La gente è per lo più povera perché non è istruita. La gran parte dei bambini abbandona la scuola: dato che i genitori non riescono a mantenerli devono lavorare, oppure cercare oggetti nelle immondizie o chiedere l’elemosina.
Questo accade nonostante il fatto che la scuola statale sia gratis! Così il ciclo della povertà nella vita della gente continua.

Insegnare come servizio

Quando sono entrata nelle Suore Francescane dei Poveri non avrei mai immaginato di diventare un’insegnante. Però dovevo trovare un lavoro e per fortuna sono stata assunta come assistente maestra part-time al Centro educativo per ragazzi Francesca Schervier nella casa di riposo Francesca Schervier nel Bronx. Alla fine della giornata tornavo a casa sempre con delle storie interessanti da raccontare, da quella di un bambino infelice che mi ha morso il braccio, alla volta in cui è suonato l’allarme anti-incendio e ho dovuto portare in braccio due piccolini addormentati mentre un altro mi stava aggrappato alle gambe.  

portare 02Dopo questa breve esperienza ho capito che insegnare per me era un servizio. Ho poi coordinato un programma di doposcuola nella scuola St. Francis Seraph a Cincinnati. La difficoltà più grande nel mio lavoro era con i bambini che non solo erano economicamente poveri, ma che non avevano neppure una famiglia che li amasse. Per loro la scuola era l’ambiente più sicuro.

Quando sono tornata a New York nel 2002 sono ritornata a scuola, mentre allo stesso tempo insegnavo catechismo ai bambini del sostegno, per prepararli alla prima Comunione e alla Cresima. Mi pare ancora di vedere gli occhi vispi di James*, un bambino spastico, che cantava “Gesù, vieni nella mia vita”, mentre sua mamma spingeva la sedia a rotelle su per la rampa. E mi ricordo quando ho cercato di spiegare a John*, un bambino gravemente autistico, la differenza tra il pane normale e Gesù pane di Vita.  

Il primo posto di lavoro che ho avuto era di insegnante di ruolo all’Associazione per bambini eccezionali, un asilo per bambini di culture diverse e con varie necessità particolari, dove ho potuto insegnare a bambini con gravi handicap fisici e cognitivi. Il primo posto di lavoro a tempo pieno come insegnante cattolica è iniziato nell’anno scolastico 2006-2007 quando sono stata assunta come insegnante di terza elementare nella scuola S. Anselmo a Brooklyn. Ho insegnato in terza elementare per tre anni fino a quando non sono partita per andare in missione nella mia terra d’origine, le Filippine.      

L’insegnamento come missione      

Da quando sono arrivata a Dumaguete, ho cercato un ministero che fosse consono alla mia formazione e alla mia esperienza lavorativa. Ho fatto domanda all’università St. Paul di Dumaguete. Sono stata assunta e mi hanno chiesto di insegnare, in 6 sezioni diverse, lo stesso corso nel secondo semestre dell’anno accademico. I miei studenti erano matricole e in ogni classe ce n’erano da 35 a 40! Tante volte la gente mi chiede come va e devo dire sinceramente che mi sento felice e realizzata. L’ambiente è diverso ma i principi pedagogici sono applicabili dovunque mi trovi. 

Come “missionaria” è per me un grande dono poter lavorare in un’università cattolica e un dono ancora più grande è quello di insegnare un corso di lingua al seminario diocesano. Ad ogni nuova sfida mi avvicino con entusiasmo, sia che si tratti di un asilo che di una scuola elementare o dell’università.

Come educatrice cattolica la sfida che mi trovo davanti ogni giorno è di collegare l’insegnamento alla redenzione di Cristo, il cui immenso amore porta la pienezza della speranza a tutti. Anche se le Filippine sono a maggioranza cattolica, la pratica religiosa è a volte, se non sempre, poco sentita. Il mio compito è non solo quello di insegnare la dottrina cattolica e le preghiere fondamentali o i rudimenti della grammatica inglese, ma anche di sensibilizzare gli studenti ai principi di verità, obbedienza, onore, integrità, servizio generoso e purezza... principi che aiuteranno che gli studenti ad avere in futuro un impatto positivo nella società.

Sento di essere in competizione con la tecnologia moderna e un mondo dominato dal potere e dalla ricchezza che cercano di carpire l’attenzione degli studenti. Per questo devo essere testimone della vita cristiana, vivendo secondo il modello di Gesù stesso, ricco di compassione, generosità, perdono, misericordia, donazione, pace, delicatezza e giustizia. Se i miei studenti riescono a vedere Cristo in me, non serve che ‘dica’ nulla. Come ha detto S. Francesco d’Assisi ai suoi fratelli: “Predicate il Vangelo e, se è proprio necessario, usate anche le parole”.    

Un futuro pieno di speranza

Maricar-Andaya-con-la-famiglia-il-giorno-della-laureaIl carisma delle Suore Francescane dei Poveri è la guarigione, in questo caso, forse, la guarigione delle piaghe dell’ignoranza e della povertà. Le Suore Francescane dei Poveri, nel loro piccolo, hanno avviato un progetto educativo per studenti universitari e per studenti delle elementari e delle superiori. L’anno scorso la Congregazione ha offerto una borsa di studio a nove studenti universitari, a quattro studenti delle superiori e a due bambini delle elementari. L’assistenza a livello universitario consiste nel pagamento della retta, del materiale scolastico e nelle spese varie che si incontrano durante il semestre.

Tranne che per la retta, un simile aiuto viene dato agli studenti delle superiori e delle elementari. Due studenti universitari, che altrimenti non avrebbero potuto continuare gli studi, si sono laureati a marzo di quest’anno: Maricar Andaya ha ottenuto la laurea in pedagogia ed Elisarte Bahian la laurea in comunicazioni sociali e tecnologia dell’informazione. Entrambi sono i primi della famiglia ad avere un titolo di studio universitario!

Elisarte-Bahian-riceve-il-diplomaTutto questo è fantastico! Ma la cosa che sta più a cuore alle suore, sin dall’inizio della missione, è come aiutare i bambini di strada che sono in età scolare. Nel giugno del 2011 abbiamo collaborato con il Ministero dell’Istruzione per avviare una scuola per stili di apprendimento alternativi (ALS) vicino alla mensa dei poveri. Un’insegnante è venuta fedelmente il martedì e il giovedì mattina per insegnare ai bambini e un insegnante in pensione - che è un membro dei francescani secolari di Dumaguete - ha fatto del volontariato. Un gruppetto di bambini si è iscritto, ma solo un bambino di 10 anni ha continuato fino alla fine e a novembre ha potuto fare l’esame finale. Tanti bambini di strada, anche se hanno famiglie con cui vivere, preferiscono stare “per la strada” perché la situazione familiare è spesso piagata dall’alcolismo e dalla violenza domestica. Se vogliamo aiutare questi bambini, perciò, dobbiamo sostenere anche le loro famiglie.

Le Suore Francescane dei Poveri hanno fatto nascere la missione nelle Filippine tre anni fa nella speranza di portare una presenza di guarigione alle persone, andando incontro ai loro bisogni umani. Nel piano di vita di Dio c’è posto per ogni essere umano.  La nostra “missione” è di aiutare ognuno a realizzare la promessa e il progetto di Dio su di sè. 

Sr. Armida D. Sison, SFP

Pubblicato: 2012

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