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at 02Le belle coste italiane sono divenute in questi anni tristemente famose  per lo sbarco di una folla di migranti. Molti di loro, uomini, donne e bambini sono riusciti a sopravvivere ad una lunga traversata, molti altri invece hanno tragicamente concluso nel mare i loro sogni, le loro speranze e la loro vita. Il continuo affluire di queste persone che richiedono asilo e protezione internazionale sta mostrando il duplice volto dell’Italia: l’uno dell’accoglienza e l’altro dell’indifferenza o dell’aperto rifiuto.

In mezzo a questa folla di esseri umani ci sono persone molto diverse tra loro. C’è chi chiede sicurezza perché la loro Patria è divenuta il nemico da cui fuggire, c’è chi spinto dalla povertà cerca una nuova vita in Italia o altrove in Europa. C’è anche un’altra categoria di persone, rappresentata quasi totalmente da ragazze nigeriane destinate dai trafficanti di esseri umani allo sfruttamento sessuale.
Essi, infatti, hanno individuato nei flussi dei richiedenti asilo e nel relativo sistema di regolarizzazione, la possibilità di introdurre le loro vittime facendole arrivare nei campi di accoglienza dove richiedono un regolare permesso di soggiorno. Già nell’attesa dei tempi di valutazione, dai loro sfruttatori vengono obbligate alla prostituzione per la restituzione del debito contratto per le spese del viaggio. Altre ragazze, invece, prima che si rendano conto di cosa significhi abbandonare quello che dovrebbe essere un luogo di tutela, sono intercettate dalle loro madame che, di persona o attraverso complici, le attendono fuori dai campi per avviarle alla prostituzione sul nostro territorio o introducendole clandestinamente in altri Paesi Europei.  

at 03Come Suore Francescane dei Poveri ci siamo interrogate su come rispondere a questo nuova emergenza umanitaria, in linea con la nostra Chiamata Capitolare di “lavorare con coloro che vivono in condizioni vulnerabili: poveri, donne, specialmente quelle invisibili … promuovendo l’educazione, la preghiera, l’advocacy e la prevenzione”. Come Progetto Miriam, stiamo rispondendo con un duplice impegno.
In primo luogo siamo coinvolte insieme agli altri operatori del territorio in un lavoro di riflessione e nuova progettazione per intercettare le situazioni a rischio ed essere effettivamente di aiuto a queste donne. Nell’ottica di dotarci di uno sguardo più ampio e crescere nel ruolo dell’adovacy partecipiamo anche a diverse reti nazionali ed internazionali come ad esempio Renate (Religious in Europe Networking Against Trafficking & Exploitation).

In secondo luogo ci siamo aperte concretamente all’accoglienza di un buon numero di giovanissime donne richiedenti asilo politico individuate nei campi di accoglienza come vittime di tratta o a forte rischio di sfruttamento.
Arrivando a Porta S. Giacomo inizia per loro e per noi un nuovo tipo di viaggio.

at 01La fatica più grande da parte delle ragazze è quella di trovarsi in una realtà molto diversa dalle loro aspettative. Le ragazze conservano l’illusione che in Italia tutto può essere ottenuto gratuitamente. Per questo, da parte nostra, star loro accanto vuol dire trovare il modo per far prendere consapevolezza delle reali risorse del territorio e dei rischi che corrono. Le accompagniamo nel comprendere che ciò che possiamo offrire è un percorso che non solo fornisce opportunità, ma richiede anche il loro impegno personale per il potenziamento delle loro capacità e l’acquisizione di nuove abilità. Le aiutiamo a scrivere le loro storie per presentarle alla Commissione che valuterà il rilascio del Permesso di Soggiorno. Stiamo concretamente al loro fianco nell’iter previsto, recandoci con loro presso i vari uffici. Nel quotidiano condividiamo con ciascuna delle ragazze accolte, anche i pesi, le attese, le incertezze, le sospensioni fino alle conquiste.

Inoltre, per raggiungere un livello di prima integrazione è necessario l’apprendimento della lingua italiana e l’interiorizzazione di fondamentali regole di convivenza e di responsabilità. Per questo c’è una rete di volontarie che offrono lezioni e conversazioni in italiano. Quando le loro situazioni personali lo permettono le indirizziamo ai corsi esterni di alfabetizzazione presenti nel territorio. Alcune riescono a raggiungere anche la licenza Media con soddisfazione e gioia di tutti.

Le ragazze hanno la possibilità di partecipare al laboratorio occupazionale di Progetto Miriam con buoni risultati. Il lavoro manuale, la socializzazione con le altre donne e la cura delle operatrici le aiutano a raggiungere gli obiettivi condivisi di autonomia ed integrazione. Durante l’accoglienza in casa nostra la sinergia di interventi educativi è di grande utilità per la loro crescita d il loro sviluppo.  Siamo coscienti che la realtà esterna spesso è molto diversa: preconcetti, ignoranza delle reali situazioni, soppressione di servizi dedicati, rendono difficile l’affacciarsi di queste giovani donne nella vita sociale e nel mondo del lavoro.  Sentendoci responsabili di questo, individuiamo delle opportunità per proporre alla comunità sociale ed  ecclesiale, Scouts o altri gruppi giovanili, studenti e volontari, iniziative di sensibilizzazione per favorire una retta conoscenza del fenomeno e dei valori dell’accoglienza e dell’integrazione di queste donne sul territorio.
In tutto questo, la gioia sta nel riconoscere nelle ragazze che accogliamo piccoli segnali che ci indicano la loro capacità di recepire, di accogliersi reciprocamente, di esprimere gratitudine, di assumersi l’impegno a stare in questa realtà per il tempo necessario e nella modalità adeguata.

La nostra forza è la fiducia nel Signore della Vita che ci dona la possibilità di servire queste donne con gratuità e di essere testimoni di piccole e grandi trasformazioni di vita. Sentiamo la gioia e l’impegno degli agricoltori che con amore si prendono cura dei semi perché possano portare nuovi germogli e nuovi frutti di trasformazione e di Vita Nuova.

Le suore di Porta San Giacomo

Pubblicato: 01/02/2017