Camminare con chi è ferito

Alla Conferenza sulla guarigione del 2011, suor Antonietta Potente, O.P., ci ha detto che Dio fa nuove tutte le cose, “…ma anche questo, la maggior parte delle volte in strane trasformazioni silenziose. Avviene con ciò che già esiste, estrarre cose nuove e cose antiche. . .” E il bene emerge dal male. E ha continuato: E’ un termine molto solenne, che richiama questa attenzione e soprattutto questa posssibilità di spostare il nostro baricentro da noi stesse, uscendo dai nostri piccoli e grandi egocentrismi individuali e istituzionali”

In questo articolo suor Jo-Ann Jackowski, SFP ci presenta la sua esperienza  su come dovrebbe essere la fedeltà, la condivisione e la carità

jackowskiRecentemente ho avuto l’opportunità di partecipare ad un workshop dal titolo Camminare con chi è ferito alla Guest House, un bellissimo centro sul lago Orion nello stato del Michigan. E’ un centro di recupero e di disintossicazione per religiose che hanno  problemi di dipendenza.  Il personale è di una gentilezza squisita e di un grande calore umano e ha un atteggiamento che non giudica. Ma più della struttura quello che mi ha colpita è stato quello che ho imparato.  

Grazie ai progressi della tecnologia degli ultimi 10 anni, ora sappiamo che la dipendenza comportamentale, come l’abuso di sostanze stupefacenti, è una vera e propria malattia, e che non consiste solo nella dipendenza dall’alcol, dalla droga e dal gioco d’azzardo, ma comprende anche l’uso patologico del computer, l’accumulamento e il disordine eccessivo, lo spendere e i disordini alimentari.  La dipendenza viene descritta come  l’incapacità di fare quello che ci si è proposti di fare e si applica al consumo di alcol, di sostanze stupefacenti (compresi i farmaci), al mangiare e all’attività fisica, allo spendere e al gioco d’azzardo, al risparmio e all’accumulo,  all’uso del computer, e all’uso di questi comportamenti per ridurre lo stress, l’ansia, il dolore emotivo, il dolore fisico o altri problemi.

La dipendenza è caratterizzata da un aumento della tolleranza e del bisogno di sostanze o di  attività particolari e dall’incapacità di smettere malgrado si conoscano le consequenze negative. Se non si interviene si può verificare la perdita del posto di lavoro, dei rapporti interpersonali e sociali, il peggioramento della malattia e la morte precoce. Il punto fondamentale che consente di individuare una dipendenza è l’aumento della mancanza di controllo che la persona sente nei confronti  della sostanza o del comportamento, e l’incapacità di affrontare le difficoltà della vita, servendosi invece di una sostanza o di un comportamento per distrarsi dalla dolorosa realtà.  Grazie all’esame cosiddetto PET si è scoperto un collegamento fisiologico che spiega questo fenomeno: la mancanza di dopamina nel cervello di chi soffre di dipendenze.  

Purtroppo non esiste un farmaco che possa risolvere questa situazione. Il paziente deve dedicarsi ad una vita di recupero e impegnarsi seriamente ad astenersi dalle sostanze o dalle attività che scatenano la dipendenza.  E` una sfida enorme per il paziente quando scatta la reazione chimica che genera il bisogno e la difficoltà aumenta ancora di più quando la persona è costretta a svolgere la stessa attività per vivere, come mangiare, fare acquisti, e usare l’internet.  Come è facile immaginare, essere impegnati in un ministero o in un lavoro soddisfacente e nei rapporti con gli altri (comunità) e la preghiera sono di grande sostegno per la persona che sta cercando di uscire dalla dipendenza.   

Dieta, nutrizione e il processo di recupero
Il personale della Guest House ha scoperto che una dieta con poco zucchero e farina bianca  e  ricca di cereali integrali, di frutta e verdura, di latticini o soia e di grassi sani stabilizza gli sbalzi di energia e contribuisce al recupero. I partecipanti iniziano imediatamente un programma di buona nutrizione e di attività fisica bilanciati anche durante le due settimane di valutazione.    Una volta stabilito che il programma disintossicazione fa per loro, la disintossicazione continua e inizia un processo di formazione sulla malattia, sulla necessità di astenersi dalle sostanze o dal comportamento da cui si è dipendenti e sul processo di recupero.

I pazienti vengono anche avviati al programma delle 12 tappe e partecipano almeno ad un programma alla settimana nella comunità dove si trovano (come AA alcolisti anonimi, OA, l’associazione per persone che mangiano troppo, GA l’associazione per chi soffre di dipendenza da gioco d’azzardo, DA per chi si sente costretto a fare acquisti, e CLA, l’associazione per chi accumula eccessivamente). Nel mondo ci sono circa 350 (!) programmi basati sulle 12 tappe, il che fa vedere che ogni sostanza o comportamento può creare dipendenza se una persona è sensibile al fattore che lo fa scattare.  

Le radici spirituali delle 12 tappe
Ho trovato molto interessante la sessione dedicata a Spiritualità e recupero.  Come religiose, i nostri rapporti principali sono il rapporto con Dio, con noi stesse e con la congregazione. Se il nostro direttore/ice spirituale non sa riconoscere i segni della dipendenza e/o non siamo sincere su quello che succede negli altri ambiti della nostra vita, la persona che ci accompagna spiritualmente può pensare che stiamo attraversando una “notte oscura” dell’anima quando in realtà la nostra dipendenza sta aumentando, separandoci dall’esperienza in cui sentiamo Dio.   La salute emotivia è necessaria alla salute spirituale. Le emozioni e il corpo  sono doni di Dio e il modo principale in cui facciamo esperienza di Dio. Abbiamo tutti bisogno di amare e di essere amati e abbiamo bisogno di sentirci importanti e valorizzate. Quando questi bisogni non sono soddisfatti nell’infanzia non sapremo mai come soddisfarli da adulti.      
 
Bill Wilson,  il fondatore di Alcolizzati Anonimi (AA), lui stesso un alcolizzato, era amico di William James e di Carl Jung, il famoso psicologo.  Jung, per fare un favore a James,  ha lavorato con Wilson nella sua lotta contro la malattia ed è arrivato alla conclusione che il desiderio dell’alcol fosse in realtà una ricerca di completezza e di unione con Dio. Una volta fatta un’esperienza profonda di Dio, Bill ha potuto iniziare il cammino di recupero e liberarsi dalla malattia. Dio era ed è colui che ci salva dall’impotenza nei confronti dell’alcool, del cibo, del denaro. Ed è per questo che riconoscere che c’è un Dio che ci ama (un “potere più grande di noi”) è fondamentale per arrivare alla guarigione. 

Sono partita dalla Guest House con una comprensione molto più profonda sia del fenomeno della dipendenza che del processo di recupero e con un sentimento di immensa gratitudine al Dio che ci ha chiamati all’essere e rimane in rapporto con noi nella profondità del nostro essere. La nostra debolezza non ci tiene lontane da Dio; riconoscere la debolezza umana e fidarsi della forza del Dio che abbiamo dentro è la via alla guarigione e al recupero. E abbiamo il dono di saperlo e di averne la certezza!

Sr. Jo-Ann Jackowski, SFP

 

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