Speranza nella disperazione...

 

 

Gesù è la mia speranza. È l’unico che mi ama come sono”, dice Nonica con grande semplicità. Quando una persona afferma un fatto, senza tante fanfare o toni trionfalistici, si capisce che sta dicendo la verità. Scrivendo ora queste parole, sento che sono vere. Nonica era un “prostituto”, un travestito, e fino a poco tempo fa, uno dei nostri sostenitori più entusiasti. Ma è meglio andare con ordine...

Vi presento una delle zone più difficili di Cincinnati, in Ohio. A dire la verità, si tratta di un distretto a luci rosse, dove regnano droga e criminalità. 

Eppure, proprio lì in mezzo, si trova una stanzetta nascosta in una viuzza secondaria, in cui le prostitute della zona trovano speranza, accoglienza e calore: la Casa di Tamara.  Qui il personale e i volontari non solo danno ma anche ricevono: ognuno di loro potrebbe dirvi senza esitazioni che le ospiti di Tamara danno qualcosa di speciale, e non necessariamente questo significa che cambino anche stile di vita.  

Dice una volontaria della Casa di Tamara: “…la maggior parte delle donne non ce la fa: non riusciranno mai ad uscire dalla vita”. Ma sr. Grace Miriam Pleiman, direttrice della Casa di Tamara, aggiunge: “Però tutte queste donne sono spiritualmente molto sensibili, molto più della gente normale. Dio è molto importante nella loro vita”. Le circostanze degradanti, in cui si vengono a trovare  molte di loro sin dalla nascita, le hanno private di tutto,  lasciandole  solo con l’essenziale. Ma soprattutto e nonostante tutto, Dio è una delle cose essenziali, spesso molto più essenziale per queste donne che per le loro sorelle dalla vita tranquilla e agiata.  

“Non so se riesco a spiegare cosa si prova a stare con loro”, dice Charlotte Zureick, una volontaria che sta facendo un Master per assistenti sociali all’Università di Cincinnati. “Forse posso raccontarti di Nonica, così ti sarà più facile capire. Nonica è stata una persona che ha fatto moltissimo per dire a tutte le ragazze che la Casa di Tamara è un posto sicuro. Ha contribuito più di qualsiasi altra a superare la diffidenza, che era il problema più grande quando abbiamo dato il via a questa iniziativa. Nonica era senza casa ma non senza amore: tutte le ragazze le volevano bene. Anche sua madre le voleva bene, pur insistendo a chiamarla con il nome che le aveva dato alla nascita: Greg. Nonica infatti era nata maschio, ma si sentiva profondamente donna. Eppure, “quando sono con la mamma sono un ragazzo” diceva Nonica. 

“Nei primi tempi della Casa di Tamara, le volontarie andavano a due a due per cercare di creare un rapporto con le ragazze della strada. Un giorno, quando eravamo a corto di persone, ho deciso di andare da sola. Dopo non molto, mi si è avvicinato un uomo: era di modi bruschi e molto insistente. Non so cosa sarebbe successo se non fosse comparso Nonica, che lo mandò via immediatamente senza ammettere repliche. Poi Nonica mi fece da scorta fino alla Casa di Tamara. Nonica è, o meglio, era fatta così: si preoccupava di tutti. Le spararono proprio nel luogo in cui mi aveva salvata... e non sappiamo perché. Tutte le ragazze sono arrivate piangendo. Una di loro, Kim, la chiamò “la mia piccola” e disse “non mi sento più sicura qui, adesso che non c’è più Nonica!” 

Charlotte e Sr. Grace Miriam vicino al memoriale di Nonica a Casa di Tamara

“Dopo il funerale la mamma di Nonica è venuta a vedere la Casa di Tamara perché ‘Greg non parlava d’altro quando veniva a trovarmi’. Tutti ne sentono la mancanza, e anche noi, tantissimo. Allora abbiamo preparato un angolo «alla memoria» e sentiamo ancora la sua presenza...”  - la voce le trema per l’emozione.  

La durata della vita di una prostituta è molto breve; la maggioranza muore  5 - 7 anni dopo aver cominciato a vivere in strada e in media una prostituta non vive oltre la trentina d’anni.
Circa il 40% delle prostitute sono ragazze costrette illegalmente a prostituirsi attraverso la tratta oppure sono adolescenti scappate di casa. Molte sono scappate da casa perché in famiglia erano abusate, oppure non erano accettate dai genitori, oppure perchè erano povere. Il 60% delle adolescenti che scappano da casa si prostituisce per sopravvivere.

“La prostituzione non è un problema morale”, dice Karen Skillman, un’associata SFP, consulente clinica in problemi di dipendenza da sostanze. “La gran maggioranza delle giovani, anzi più precisamente delle ragazze, è costretta a darsi alla prostituzione. Fa parte del circolo vizioso dell’ingiustizia e delle dipendenze. Le giovani sono irrimediabilmente legate all’uso di droga, di alcool, al rapporto con i loro sfruttatori, al sesso, al furto nei negozi... molte soffrono di PTSD (sindrome da disordine post traumatico). Hanno molte difficoltà.... arrivano qui e sono a pezzi. In strada soffrono per il freddo (o il caldo), per la fame e la paura (molte di loro sono state fisicamente attaccate dai “fidanzati” che  prendevano i loro soldi e spesso ne abusavano), e per la sofferenza enorme causata dalla mancanza di droga... Soffrono per il giudizio di condanna degli altri, per essere state abbandonate, per i disagi mentali cronici, per la mancanza di sonno... non si ha idea di quanto soffrano”. 

“Qui alla Casa di Tamara, cerchiamo di andare incontro alle loro esigenze”, dice sr. Grace. “Prima di tutto, hanno bisogno di sicurezza, di solidarietà, di rispetto... di qualcosa da mangiare e da bere. Tante sono talmente spaventate che si drogano perfino prima di venire qui. Offriamo loro accoglienza.... e ospitalità. Sapete com’è difficile per loro essere accolte? Vediamo di cosa hanno bisogno e, in base a questo, le mandiamo al Salone parrucchieri francescani per la cura dei capelli oppure al Nostro pane quotidiano per il cibo, o al Centro di servizi sociali S. John per il vestiario,  oppure al  Programma Via dalla strada se sono pronte a cambiare vita o a molte altre agenzie con cui siamo in contatto. O, se hanno bisogno di molto di più,  - sospira - andiamo anche a difenderle in tribunale e andiamo a trovarle in prigione...”.  

“Non mi dava fastidio stare in prigione”, interrompe Carol D., un’altra volontaria. Carol è un’ex prostituta che sta uscendo dalla tossicodipendenza e che ha passato tanto tempo in prigione prima di cominciare ad uscire dal giro. “Avevo tre cuscini e una coperta”. In strada girava per giorni senza dormire o mangiare. Un uomo l’ha violentata tenendole un coltello alla gola e poi l’ha presa a calci con uno stivale dalla punta di metallo, lasciandola svenuta.   

“So di sicuro che queste donne subiscono abusi”, dice sr. Adelaide Link. “Venerdì scorso una di loro, Jessica, stava parlando con me, confidandosi con grande sincerità, quando è arrivata un’altra prostituta di corsa che l’ha interrotta gridando: ‘Presto! Duwayne vuole vederti immediatamente!’ La ragazza era tutta piena di lividi e non voleva che succedesse la stessa cosa anche a Jessica!”.

“Avrei potuto morire un sacco di volte  -  dice Carol  - invece continuavo a salire in macchina con degli sconosciuti e non ci badavo troppo, perché pensavo di non valere nulla e di non essere forse neanche degna di vivere. Tutte le ragazze sentono di non valere nulla, è come se sentissero di meritarsi quello che capita”.

Dopo aver seguito i programmi “Via dalla strada” e “IKRON” (Integrazione della conoscenza e delle risorse per le esigenze lavorative) - due agenzie a cui la Casa di Tamara fa riferimento - Carol ora vive in un appartamentino, lavora e fa volontariato per poter aiutare altri. Dopo 10 anni di vita sulla strada, ha visto praticamente di tutto e sa esattamente come stanno le cose. Il suo aiuto è preziosissimo.  

“Ora abito per conto mio -  dice Carol -  di notte, quando vado a letto e sento che le lenzuola sanno di ammorbidente, mi ricordo di quando stavo in giro per la strada col freddo, e non potevo dormire a causa della droga... Ora mi sento veramente al sicuro”. Ora è grata di tutte le piccole cose. E continua: “La casa di Tamara è come la mia chiesa personale. Mi tiene su di morale e mi fa sentire che non sono sola... quando si fa vita di strada non si ha una vita vera, ma oggi sono molto contenta della vita che faccio. Mi sento nuova, rinata”. 

Sr. Mary Lawrence Vanderburg, un’altra volontaria, dice: “Proprio ieri Carol mi ha fatto un grandissimo dono. Ha veramente poco ma è generosa e soprattutto è contenta di quello che ha.... Carol mi ha raccontato di un piccolo disastro che le è successo: ha rotto un piatto. A me non sembrava proprio un disastro, ma quando ho saputo che aveva solo 3 piatti e che ne aveva rotto uno, allora ho capito! Parlando, le ho detto: ‘sono veramente orgogliosa di te. Sei rimasta con due piatti eppure sei contenta di quello che hai’. Per questo dico che queste ragazze ti danno tantissimo... Non hanno invidia, non hanno pretese, nessuna gelosia, ma solo gratitudine”.

Carolyn Karen Sarah

Una giovane artista, Sarah Hellmann, che sta facendo il dottorato di ricerca all’università, fa volontariato anche lei. Ha formato un’associazione chiamata L’arte per tutti e sta cercando dei fondi per poter portare l’arte a tutti i tipi di persone. Spera, lavorando alla Casa di Tamara, di usare l’arte per aiutare le giovani ad esprimersi, a ritrovare la propria dignità e a promuovere un’immagine sana di se stesse. Viene alla Casa di Tamara tutte le settimane e dipinge insieme alle giovani; alcune di loro stanno lavorando insieme per creare un’opera tutta piena di farfalle...   

Nata dalla mente di Estelle McNair (Direttrice del Salone parrucchieri francescani) e di sr. Joanne Schuster, la Casa di Tamara è stata aperta solo un anno fa, quando ci si è rese conto che tante donne di strada andavano a Basta AIDS, dove lavorava Estelle, per stare un po’ tranquille e prendersi un po’ di caffé. Erano diventate talmente tante che non era più possibile  continuare ad  offrire loro ospitalità. Da quel momento, Estelle sognava  un luogo che potesse offrire un ambiente sicuro e accogliente per queste giovani. Ne ha parlato con sr. Joanne. Poco dopo Estelle è stata invitata al convento St. Clare per presentare il suo sogno alle Francescane dei Poveri e agli associati. Alla fine del racconto, la stragrande maggioranza ha sostenuto la Casa di Tamara, osservando che “...è stato uno dei primi ministeri di Madre Francesca Schervier”. E subito alcune suore si sono offerte di aiutare in questo ministero.

Siamo ancora agli inizi ma la Casa di Tamara ha la sua porta aperta... e se ne sente la presenza, decisamente necessaria e apprezzata. Una delle ragazze che ora è passata al programma Via dalla strada ha scritto a sr. Grace:   

“Carissima suor Grace,
Volevo solo farLe sapere che mi ha aiutato tantissimo. Sono convinta che tutto succeda per un motivo preciso e sono convinta che Lei e Tamara mi avete salvato la vita. Non mi avete mai data per persa, avete continuato a starmi vicino con fedeltà e non so come dire quanto sia grata a Lei e a Tamara. Avete continuato a cercare di aiutarmi nonostante quello che facevo in strada. Mi avete dato da mangiare quando avevo fame. Mi avete dato un luogo sicuro in cui potermi riposare. Mi avete aiutato a trovare dei vestiti quando non avevo nulla da mettermi. Lei mi ha dimostrato cos’è l’amore vero e l’interesse per gli altri, quando tutti ormai avevano rinunciato a pensare che fossi recuperabile. Persino io la pensavo così, mentre voi avete continuato ad aiutarmi. Lei è il mio angelo e per questo ho cominciato ad amare me stessa. Mi avete aiutata ad entrare nel programma “Via dalla strada” e sono veramente felice di essere qui. Spero che un giorno anch’io potrò aiutare qualcuno a cambiare vita, proprio come avete fatto voi per me.   
Un caro saluto, C.T.”
    
Per chi non riesce a trovare un modo per uscire dalla vita di strada, la Casa di Tamara è un rifugio e un luogo di sollievo. Per chi riesce a trovare il coraggio dentro di sé,  la Casa di Tamara offre la speranza ed una mano pronta ad aiutare per poter cambiare vita.

La Casa di Tamara è nuova e giovane ma ha già tanti motivi per festeggiare!

Associata Leah Curtin, SFP - A

Pubblicato: 2011

COMUNITA'

Entra nella tua comunità

Username *
Password *
Remember Me