Il povero sei tu, i tuoi amici, la tua famiglia...

Se vuoi sapere qualcosa di un ministero puoi informarti sulla sua storia e sui suoi obiettivi e fare tutto in modo logico... Ma se vuoi conoscerlo veramente devi chiedere alle persone che ne hanno esperienza diretta.“Signora, come sarebbe la mia vita se io fossi suo figlio?” mi ha chiesto Tavan Williams, un bambino di 3 anni. Non avevo l’età adatta per essere mamma di nessuno ma le sue parole mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi.

“La tua vita sarebbe diversa” gli ha risposto Kelley, una ragazza di Kokomo, nell’Indiana “ma forse non sarebbe più felice”. Kelley era una volontaria del Centro diurno di accoglienza, una delle iniziative legate a Francescane per i Poveri  (FFTP) a Cincinnati, nell’Ohio. 

Anche se le persone possono essere ‘sconfitte’ dalle circostanze, possono trarne qualcosa di positivo...” Un uomo mi ha detto: ‘Bisogna avere sogni e speranza e non arrendersi mai!” “La povertà esiste proprio davanti al nostro naso. Eppure non ce ne accorgiamo o ci voltiamo dall’altra parte...” “Ora vedo le cose in modo diverso”.  

Una volontaria prepara un vassoio di cibo al CHIPSQuesti sono i tipici commenti che i volontari fanno a proposito della loro esperienza. Ed è per questo che sr. Marie Clement Edrich ha fondato il programma: per dare ai giovani la possibilità di incontrare ‘i poveri’ direttamente e personalmente, e per capire che ‘loro’ sono te, i tuoi amici, la tua famiglia! “Mi ha fatto veramente aprire gli occhi”, ha detto Robby Dixon, un adolescente di Kokomo. “… sono persone normali che hanno avuto sfortuna. Il povero sei tu, i tuoi amici, la tua famiglia”.

Francescane per i poveri offre ai singoli e ai gruppi l’opportunità di incontrare e di servire i poveri della zona di Cincinnati. Per questo propone delle settimane (o anche solo dei fine settimana) di attività organizzate, in cui i partecipanti alloggiano in un ex convento - la Tau House - e fanno capo alla responsabile, Marci Peebles. I partecipanti servono in oltre 24 sedi nella zona dei tre stati confinanti.  

Uno sguardo d’insieme…

Se c’è una cosa che i volontari imparano è che non esistono “i poveri” in sé, perché questa è un’astrazione. Ci sono solo persone particolari che hanno perso tutto o che sono nate senza niente, o persino con meno di niente! E imparano anche che “i poveri” non sono senza speranza o senza fede o irresponsabili! Sono persone, e molti di loro sono incredibilmente tenaci e forti, hanno sogni e speranze - e proprio come me e te - hanno bisogno solo di un po’ di aiuto.  E li si può trovare dovunque, se ci si guarda intorno con occhi aperti. Sono di ogni tipo, forma ed età. I partecipanti imparano anche che è più bello dare che ricevere, ed è per questo che un giovane ha detto: “Dopo 5 giorni passati qui non voglio più tornare a casa!”  

Abbraccio reciproco alla casa di riposoUna giornata tipica con Francescane per i Poveri inizia con la Messa, se i volontari lo desiderano (non tutti sono cattolici), seguita dalla prima colazione, dalla riflessione e dal “lancio” del mattino, che li prepara per il luogo in cui andranno a lavorare quel giorno. E poi si parte per andare a servire fino a metà pomeriggio; poi c’è un po’ di tempo per riposare mentre un piccolo gruppo prepara la cena. Poi tutti aiutano a sistemare e a lavare i piatti e comincia il programma della sera.

A volte viene una persona a parlare o viene qualcuno che lavora con i poveri della zona o i volontari passano una sera con le suore al convento St. Clare. Dopo il programma della sera il gruppo si ritrova nello “spazio della preghiera” della Tau House per fare insieme una riflessione sulle attività della giornata. Alle 21 si spengono le luci e i volontari si riposano in preparazione per un’altra giornata intensa.

Un’esperienza trasformante…

Come descrivere un’esperienza, e soprattutto un’esperienza trasformante? L’esperienza, come concetto generale, comprende la conoscenza di qualcosa ottenuto con l’impegno o il contatto con quella cosa. Generalmente parlando, si riferisce ad un apprendimento “sul lavoro” piuttosto che fatto attraverso i libri. Con Francescane per i poveri  i volontari incontrano, toccano, vedono, sentono, annusano e lavorano tra coloro la cui vita è talmente diversa dalla loro che non se la sarebbero mai potuta immaginare. Una volontaria, Chelsea Pratt, osserva: “Dove abito i giardini hanno l’erba ben curata e le case sono spaziose e ben tenute. Qui ci sono delle case che cadono a pezzi e sono molto piccole e tutte attaccate e senza giardino. Ci sono tantissimi tipi diversi di persone che camminano per le strade; non ero mai venuta a contatto con tanta diversità…”

L’unico modo per capire è vedere.  

Al centro di un’esperienza trasformante c’è un cambiamento di prospettiva che dura tutta la vita. Il campeggio missionario (la preparazione e l’esperienza) avvia il processo, ma è quello che si fa dopo che conferma la trasformazione avvenuta. Per gli effetti a lungo termine su chi è andato in uno di questi campeggi brevi, i ricercatori hanno scoperto che è importantissimo quello che si fa per continuare l’esperienza, dopo che il viaggio è concluso. Questo è uno dei motivi per cui ogni anno Francescane per i poveri organizza un “fine settimana per adulti” destinato ai responsabili dei vari gruppi. “Il nostro weekend per adulti è sempre una grande occasione. Grazie ancora di averci aperto le porte della Tau House! Sono molto affezionata a questo posto che è proprio l’ideale per questo tipo di ministero”.  La preghiera é parte essenziale dell´esperienza

Tuttavia le persone possono creare un proprio modo di “continuare” questa esperienza. Alcuni tornano più volte e altri restano in contatto con quelli che hanno conosciuto. Ecco la storia di un giovane: “Me ne stavo seduto, fissando lo sguardo sul pavimento, chiedendomi perché fossi lì. Era piena estate e faceva molto caldo. Con il sudore che mi imperlava la fronte, ascoltavo un anziano, Jim, che parlava di giardinaggio e di lavori a maglia e di cose che a me non interessavano. Senza ascoltare, ho alzato lo sguardo dal pavimento al bastone, alle calze elastiche ai pantaloni grigi e alla camicia, e infine ai grandi occhiali che gli oscuravano il volto: non era una persona che mi interessava conoscere. Jim e altre due persone di posti diversi e di età diversa, senza nessun bisogno di incontrarsi o di sapere dell’esistenza l’uno dell’altro.  Nel riflesso degli occhiali, ho visto la noia del mio volto che si rispecchiava e mi rimbalzava contro.

Ero incastrato in una casa di riposo, a Cincinnati, in un campo di lavoro, nel bel mezzo dell’estate. Jim continuava a sferruzzare. 

“Ho fatto la calza di Natale per ogni bambino nato nella mia famiglia” spiega. Jim alza un piccolo gomitolo di filo rosso. “Questa è la ventesima”. Non sono riuscito a non sorridere: questo era sicuramente una cosa che io non avrei mai fatto! Poi Jim ha cambiato discorso, e si è messo a parlare di torte alla mela, facendomi venire l’acquolina in bocca. “Ci metteva sopra la panna montata?” gli chiedo.“No!” risponde indignato.“Ci mettevamo il gelato fatto in casa”.

Per più di mezz’ora Jim racconta i ricordi d’infanzia, quando andava a raccogliere le bottiglie del latte. Non so cosa succede ma per un momento, dietro le rughe, intravvedo un uomo che ama tantissimo la famiglia e si gode ancora la vita. E penso: ‘Non mi dispiacerebbe essere come quest’uomo tra settant’anni’. L’orologio del refettorio suona, indicando che è arrivata l’ora del pranzo e che la nostra conversazione è terminata. L’ho ascoltato per tre ore.    

Il viaggio è finito e mi sono ritrovato a casa con gli amici. Sarebbe stato facile dimenticare un anziano con gli occhiali e le calze elastiche fino al ginocchio. Invece gli ho scritto subito una lettera. Una settimana dopo una busta, scritta in una grafia inclinata, è apparsa nella cassetta delle lettere. Mi chiedeva dell’università e almeno tre volte mi raccomandava di divertirmi. Ho risposto e mi sono messo ad aspettare con ansia la sua lettera. Ci siamo scritti per parecchi mesi. Jim mi ha raccontato della morte della moglie, dell’operazione al cuore, e di quando era andato in casa di riposo. Anche con tutto quello che gli era successo era felice.  “Arrivare in casa di riposo non è stato l’inizio della fine, come un’anticamera in cui attendere la morte” ha scritto Jim.  “Invece è stato come iniziare una nuova avventura, una nuova fase della vita. Un po’ come andare all’università, mio caro giovane amico. Goditi la vita”.

Gli effetti sul futuro...

Un gruppo di volontarie di Francescane per i Poveri Dalle ricerche effettuate risulta che gli studenti che partecipano a brevi esperienze missionarie tendono ad essere meno materialisti, ad avere un maggiore apprezzamento per le altre culture e a capire meglio il concetto di missione come stile di vita.

In generale, più si fanno esperienze di questo tipo, più forte è l’impatto nei diversi ambiti della vita dello studente. L’esperienza sembra una situazione che non può che avere risultati positivi: su chi manda i partecipanti, sui membri del gruppo che partecipa, su chi li accoglie.

Le indagini sugli studenti si sono soffermate in modo particolare sui livelli di etnocentrismo, di materialismo e di impegno nelle missioni e nel servizio a lungo termine. Degli studenti intervistati dopo i campeggi missionari il 91% ha detto che l’esperienza gli ha fatto cambiare il modo di vedere le altre culture, e il 54% ha detto di avere un maggiore rispetto e interesse verso gli altri*.

Anno dopo anno Francescane per i poveri è testimone che i giovani vivono esperienze molto profonde: escono dalla propria comodità, entrano a contatto con gli anziani, danno gioia ai bambini, superano le proprie paure, approfondiscono i rapporti con gli altri e si ri-puntano su Gesù. Negli anni avvenire, Francescane per i poveri confida che siano sempre più giovani che desiderano servire gli altri, amare gratuitamente e crescere nella fede.

Francescane per i poveri sarà qui per camminare con loro in questa esperienza che trasforma la vita.   

Associata Leah Curtin, SFP - A

Pubblicato: 2012


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*http://www.baylor.edu/pr/news.php?action=story&story=93238

 

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