Quello sguardo

 

Alla-scuola-“Dara-Yakar”-durante-la-celebrazione-di-fine-annoHo incrociato gli occhi di Francesca Schervier la prima volta una sera di settembre del 1987, entrando al Centro Giovanile delle Suore Francescane dei Poveri a Vermicino, sui Castelli Romani. Mi fissava da un quadro appeso all’ingresso. Non so se le suore l’avevano piazzato lì intenzionalmente, ma a me aveva fatto uno strano effetto, mi ero sentita scrutata e conosciuta.on sapevo nulla di lei, né della sua congregazione, né conoscerla era nei miei programmi.

Semplicemente mi ero lasciata trascinare a Roma da due frati francescani, attirata più dall’idea di visitare la capitale, che dalla prospettiva di partecipare ad una ordinazione diaconale, scopo ufficiale del viaggio.

Avevo 24 anni e frequentavo la facoltà di psicologia. Ero approdata all’Università di Padova  tagliando a fatica il cordone ombelicale con la famiglia e il mio piccolo paese del Piemonte. Vi avevo trovato nuovi amici che avevano messo in discussione il mio modo piuttosto scontato di vivere la fede. La loro testimonianza di coerenza con il Vangelo mi aveva affascinata, coinvolta, aveva mediato un nuovo incontro con Dio e alimentato tante domande, fra cui una che non mi dava tregua: “Signore, cosa vuoi che faccia della mia vita?”

Sr. Marvi insieme a delle giovaniNon é stato un colpo di fulmine, ho resistito, ho tentennato, ma quelle francescane m’intrigavano, forse perché autenticamente donne e pienamente donate, forse perché incarnavano un Ideale a cui anelavo. Alla vigilia della laurea ho capitolato e ho chiesto di poter fare l’esperienza del Centro Giovanile. Fatto il salto, tutto sommato é andata liscia.

Vent’anni dopo Madre Francesca mi sorride da un bell’acquerello appeso nella sala di studio del noviziato di Keur Mbaye Fall, alla periferia di Dakar, Senegal. Vivo qui con altre consorelle africane e accompagno il cammino di formazione delle ragazze che si sono sentite chiamate dal Signore a seguirlo e servirlo fra le Francescane dei Poveri. Anche questo non era nei miei programmi e si é rivelato un viaggio pieno di sorprese, di sfide e di grazie.

Sr. Anne-Claire Kabore, Sr. Gemma Toupane e Sr. Marvi DelrivoIn fondo in tutti questi anni ho fatto la stessa cosa, ho cercato di accogliere e di ridonare quello sguardo di misericordia che avevo incontrato una sera di settembre sulla soglia del Centro Giovanile di Vermicino.

Tutto il resto, il centuplo in padri, madri, sorelle, fratelli, figli, case, campi e...persecuzioni, é stata pura grazia sovrabbondante che ha arricchito ogni giorno, anche il più banale. 

Guardo queste giovani donne africane che con la loro scelta di vita sfidano tradizioni ancestrali che investono la donna nella trasmissione della vita.

So che non é facile reggere la pressione sociale e familiare che tollera, ma non incoraggia, la consacrazione religiosa. Penso alle donne più o meno giovani che altrove nel mondo hanno quasi paura di confessare a se stesse una tale chiamata, perché troppo fuori dagli schemi attuali o troppo dentro a quelli abbandonati.

Sr. Marvi in ascolto di una ragazzaGuardo intorno a me, in questo quartiere periferico di Dakar, dove la gente vive accampata in case in continua costruzione, dove povertà e miseria si affiancano ad aspirazioni, progetti, spesso illusioni.  Penso alle periferie di altri paesi e continenti.

Loro guardano a noi e fino a quando ci lasceremo bruciare dal desiderio di restituire uno sguardo di com-passione, alimenteremo la loro speranza e il loro sogno diventerà il nostro.

E noi potremo condividere e realizzare con loro il sogno di Francesca Schervier e di Francesco d’Assisi, di Gesù di Nazareth, di Dio, un’umanità più umana in comunione con tutta la creazione, una creazione riconciliata e guarita.

Suor Marvi Delrivo, SFP

Pubblicato: 15/12/2012

 

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