Dumaguete City: La Vita è una Missione

 

 

“Non è sempre facile; non sempre vediamo il frutto del nostro lavoro. Ma siamo sempre certe che Dio è e compie la sua opera secondo il suo progetto di amore infinito. Ci sono tanti miracoli che avvengono nel nostro ministero di guarigione di cui vi potrei raccontare! Infatti, il fatto stesso di essere in “missione” comporta un piccolo (e a volte non così piccolo) miracolo; un miracolo dopo l’altro,” dice sr. Cristina.

fil“Continuiamo a scoprire una povertà che non abbiamo mai conosciuto a questo livello. Una madre con un bambino di cinque anni ci ha chiesto di aiutarla a trovare un modo di far adottare suo figlio perché era senza tetto e senza lavoro e non gli poteva offrire niente. Dopo averla ascoltata le ho detto che la nostra fondatrice, la Beata Francesca Schervier, avrebbe fatto qualsiasi cosa per aiutare lei e il suo bambino, Lanz. Siamo riuscite ad aiutare Lanz procurandogli del cibo e un posto in un orfanotrofio – ma almeno alla fine sua madre non ha dovuto ‘darlo via’.” Ha sorriso quando l’abbiamo aiutata – e poi ha deciso di tenere suo figlio, con la speranza di trovare lavoro in città. Questo le consentirebbe di andare a trovare il figlio all’orfanotrofio... un piccolo miracolo, ma significativo!

“La settimana scorsa una signora ha chiesto a una delle suore: ‘Sei suora? Qual è il tuo apostolato?’ Venuta a sapere che la suora stava tornando a casa dal Rifugio della Speranza, con le lacrime agli occhi, ha chiesto se avrebbe potuto aiutare la sua nipotina di solo due giorni che aveva urgente bisogno di un intervento al cuore. Con l’aiuto di un’assistente sociale e risorse locali pubbliche siamo riuscite ad aiutare questa neonata – un altro piccolo miracolo.

“Una nostra amica e sostenitrice ha riciclato del legno usato nell’imballaggio di elettrodomestici, e si è offerta di costruire per noi delle fioriere. Lei stessa ha disegnato i modelli e la sua iniziativa ha attratto l’interesse di alcuni altri ospiti – fatto che ha già portato risultati importanti. E’ probabile che la sua creatività darà inizio ad altri modi di cambiare altre vite: forse creerà opportunità di lavoro, forse una fonte di guadagno? Il Signore è grande; ama i Suoi bambini e lentamente apre nuovi percorsi. Il Signore ci chiede di essere semplici e rimanere attenti ai bisogni e alle opportunità che si presentano nel nostro cammino”.

Essere una missionaria...

Suor Cristina di Nocco dice: “... sinceramente, essere missionaria tra la gente non sarebbe possibile senza la fede. Tutti gli aspetti di questa missione hanno e continuano a stimolare e a far crescere la mia fede..” Le necessità sono tante, di varia natura e a volte ti possono sopraffare. A Dumaguete City, dove ci troviamo, la gente ha un cuore gentile e continua ad accoglierci – e a spingerci verso nuovi orizzonti.

“Il nostro primo ministero, una mensa per i poveri (il Rifugio della Speranza) parla ancora al nostro cuore e al cuore di tanti che in questa città ci sostengono. Abbiamo bisogno di reali valutazioni e di una maggiore comprensione di come meglio proseguire: il servizio mensa, che però offre tanti altri servizi, ha considerevolmente esteso i nostri orizzonti. Anche solo in Dumaguete e negli altri quattro Barangay* (* un Barangay è la divisione amministrativa più piccola nelle Filippine ed è il termine locale che indica un villaggio, distretto o circoscrizione. In senso colloquiale il termine spesso indica un quartiere urbano.) che circondano il nostro convento avvertiamo il bisogno, anzi l’urgenza, di aprire altri ministeri. Per esempio, a pochi passi dalla nostra porta ci sono le carceri maschili e femminili, che richiedono accompagnamento a vari livelli. Emerge sempre più forte il bisogno di fasi accanto a donne e giovani che sono caduti nella prostituzione o sono a rischio. Ci è stato anche chiesto di prendere in considerazione la possibilità di offrire una pastorale per l’infanzia e una catechesi per i bambini della scuola materna, specialmente per i più poveri tra i poveri. Infine c’è un bisogno pressante di trovare un rifugio notturno (uno shelter) per i giovani che vivono per strada”. Quindi essere missionaria significa affrontare contemporaneamente diverse sfide, prendere delle decisioni astute su dove è meglio investire le nostre risorse e permettersi di riposare – sapendo che, per quanto possano essere importanti e per quanto lo desideriamo, non possiamo soddisfare tutti i bisogni.

Sr. Armida Sison, che è delle Filippine, ci ha detto che “essere in missione significa ascoltare tanto e ed essere disposti ad imparare prima di poter fare qualcosa. Una missionaria non solo deve accettare nuove culture, ma deve anche essere aperta a esse. Altrimenti come potrebbe collocarsi al centro della società in cui si trova? Essere una missionaria significa anche essere disposta ad andare oltre a ciò che ti fa stare a tuo agio e a lasciare il tuo paese. Devi imparare una lingua nuova o, a volte, diverse lingue, il che potrebbe risultare difficile. E ti devi aprire a nuove prospettive in termini di cultura locale e aderire alle loro pratiche religiose e tradizioni”. Poi prosegue: “essere una missionaria nel mio paese presenta vari vantaggi. Sono tra la mia gente, anche se vengo da un’altra parte del paese che ha una sua “cultura regionale” diversa da quella che si trova nel territorio della nostra missione. Parlo diversi dialetti e ho diversi gusti alimentari e pratiche religiose. Nonostante tutte queste differenze, mi sembra che sia stato più facile per me adattarmi alla missione”.

Sr. Maria Atorino dice: “La Provvidenza di Dio è grande in ogni cosa. Nella mia esperienza personale l’Amore di Dio spesso si manifesta attraverso il modo in cui provvede per i beni di ogni giorno, per esempio il dono del riso (il cibo principale) e diverse altre cose da mangiare (frutta, carne, pesce) per la mensa dei poveri; e vestiti, medicine, attrezzatura da cucina, perfino la doccia. Dio ci ha anche dato volontari qualificati che ci aiutano con l’insegnamento e assistenti sociali che ci aiutano a sbrigare le pratiche burocratiche. Un’altra grande manifestazione della Provvidenza di Dio è il fatto di averci mandato un’assistenza infermieristica che aiuta con le vaccinazioni e un’assistenza dentistica che si occupa dei denti della gente (in un solo giorno, dei dentisti volontari hanno assistito 800 persone)”. Imparare a fidarsi della Provvidenza di Dio è assolutamente fondamentale per essere missionari!

Inoltre, secondo sr. Maria, gli ostacoli non ti possono impedire di aggiungere altri servizi. “Il percorso fatto in questi ultimi anni” ci dice “mi fa capire che dobbiamo continuare con i ministeri che abbiamo già cominciato, ossia, insegnare ai più piccoli, aumentare il benessere degli adolescenti e aiutare gli adulti ad imparare cosa è necessario per avere delle buone relazioni umane; offrire l’istruzione scolastica per costruire un domani migliore e dare a tutti un futuro dignitoso”. Sr. Maria continua a sperare che il suo sogno si realizzerà: “... costruire un nuovo centro più grande, in cui i meno fortunati di ogni età possano trovare un senso di famiglia continuando delle iniziative pratiche già in atto nel piccolo centro. Esse sono: scuola materna; formazione umana; preparazione alla scuola elementare e media in modo che alcuni possano accedere all’università; laboratorio artigianale; lavorazione del bambù, della legna, riciclo di stoffe e di plastica per aiutare le famiglie povere che con essa potranno realizzare delle borse e fare delle stuoie (che possano servire per dormire, in modo che le persone siano sollevate dal pavimento che ora condividono con gli animali)”.

Sr. Cristina aggiunge: “Sono tante le piccole e grandi storie che abbiamo vissuto in questi primi quattro anni di vita della missione in Dumaguete. Storie vissute comunitariamente e storie vissute a livello personale. Innanzitutto l’esperienza costante della Provvidenza di Dio per noi sfp e soprattutto per i nostri poveri. Questa cura amorevole da parte di Dio così costante e ricca ha spesso rinnovato la mia fede nella Sua Parola ‘cercate il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù’”.

Dio è davvero un Padre amorevole e, mentre ci manda a servire i suoi figli più poveri e abbandonati, ci concede anche di vedere il miracolo della sua guarigione nella vita stessa dei nostri benefattori. Così mi pare di assistere a un unico evento salvifico in cui i beneficiati divengono benefattori e i benefattori beneficiati. Non è forse questo il miracolo più grande che si opera sotto i nostri occhi giorno dopo giorno? Così tutti i guaritori feriti sono a loro volta guariti!

Essere una missionaria significa quindi sperare, credere, programmare e sognare un futuro migliore – ed anche guarire noi stessi. Questo è vivere davvero!

 

Pubblicato: 09/06/2104

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