Una Nuova Cultura...

 

 

beth rindlerFin dal Concilio Vaticano II, ho cercato di vivere in zone dove la maggioranza delle persone fossero povere piuttosto che benestanti ... ed è per questo che ho scelto di vivere in una zona chiamata Hamtramck, un insediamento polacco nella citta’di Detriot. Siccome vivo da sola, per sentirmi al sicuro, ho scelto un appartamento al secondo piano.  A quel tempo, al primo piano viveva una giovane coppia: il marito frequentava l'università e la moglie lavorava fuori casa. Questo era ancora nel 1988. Più tardi, venne ad abitare un giovane che aveva un cane e studiava per diventare veterinario. Ma anche lui si ando’ via, e venne un altro padrone.

L’intero quartiere era in transizione e anche le persone che da tempo avevano proprieta’ si trasferivano. Perfino una coppia di anziani che abitavano nella casa accanto se ne ando’ e vennero sostituiti da una famiglia con sei bambini piccoli, uno ancora neonato. Ho cominciato a conoscerli durante l’estate quando erano fuori all’aperto. Erano molto cordiali e mi hanno invitato nella loro casa. Col passare del tempo l’amicizia e’ cresciuta; alla fine hanno pure comprato la casa in cui vivevo ma non volevano abitarla. Il nuovo padrone di casa mi disse che l'affitto avrebbe aiutato a pagare le rate del loro mutuo.

La loro vicinanza è una vera benedizione. Sono del Bangladesh, e, prima di incontrarli, non avevo idea che una cultura potesse essere così diversa dalla mia: la loro lingua, il modo di vestire, la religione (sono musulmani) e il cibo! Non solo era diverso il cibo ma anche il modo di prepararlo e di mangiarlo. Perfino il giardino lavorato dalla madre è diverso. Per approfittare della terra nel piccolo orto tra la casa e il garage, lei si e’ organizzata con un apparato di tralicci cosicche’ i bastoni e i rami, posizionati strategicamente dappertutto, fanno in modo che le piante vengano legate e possano salire e crescere verso l'alto, invece che crescere in larghezza nella terra.

Abbiamo vissuto insieme fin da quando Fahima, la più giovane, andava all’asilo. Ci sono tre maschi e tre femmine, e i ragazzi sono sono i primi. Inizialmente, tutta la famiglia abitava al primo piano, praticamente in uno spazio uguale a quello che uso io. Quando i ragazzi sono cresciuti, il padre ha allestito per loro tre piccole camere da letto e un piccolo bagno nella grande mansarda sopra di me. Così, sono diventata come un hamburger in un panino. A quel punto la famiglia era sia sotto che sopra di me.

Sotto vari aspetti, sono quasi diventata un membro della loro famiglia. Quando le ragazze erano piccole venivano in casa mia per giocare o disegnare o farmi vedere i loro ultimi balletti, ecc. Quando i due ragazzi erano all’universita’, spesso li ho aiutati a preparare i compiti di inglese, data la difficolta’ della lingua. Mentre le ragazze crescevano, spesso mi chiedevano di accompagnarle alla vicina biblioteca o al negozio perche’ non avevano il permesso di uscire senza scorta.

Ora il ragazzo più grande, Ripal, il più giovane, Shapon, e la ragazza piu’ grande, Rebecca, si sono sposati. Ripal e Rebecca si sono sposati tre anni fa, quando tutta la famiglia tornò in Bangladesh per tre mesi, solo Shapon si e’ sposato qui a Detroit. (Mentre la famiglia era via, ho preso cura dei depositi alla banca per l’ipoteca e dei pagamenti per le loro fatture). I matrimoni dei figli sono organizzati dai genitori.

Sono rimasta sorpresa quando ho capito che per loro l’attesa del matrimonio non è così gioiosa come sembra essere per la maggior parte delle coppie americane. Il matrimonio è visto solo come qualcosa che succede quando si diventa adulti. Siccome Shapon si e’ sposato qui, sono stata pure invitata a partecipare prima del matrimonio ad un rituale tradizionale della famiglia. Tutta la cerimonia del matrimonio sembrava essere solo un evento legato alla famiglia.

Fahima è ora al liceo. Gli altri due sono Shipal e Sabina, il ragazzo e la ragazza di mezzo. Shipal è molto intelligente ed è diventato il 'responsabile' in famiglia. Si è laureato in chimica e ora lavora in una farmacia. Sabina e’ molto brava a scrivere fin da bambina ed ora studia giornalismo all'Università. Un giorno e’ venuta a casa mia e mi ha detto che aveva scritto una poesia, ma non riusciva a trovare un titolo. Quando l'ho letto, le ho suggerito di intitolarlo cosi: "Ho bisogno di essere me stessa" Era contenta della scelta! Nella poesia di Sabina viene in evidenza che il patriarcato nella religione musulmana ha lo stesso effetto su questa giovane ragazza quanto il patriarcato della Chiesa cattolica ha su di me. Questo e’ cio’ che ha scritto:

HO BISOGNO DI ESSERE ME STESSA

Cammino sulle squallide vie della miseria,
Cercando di mettermi su una nuova faccia ogni giorno,
ogni minuto, ogni mattina.

Trattengo le lacrime,
e mi chiedo se a qualcuno gliene importa,
Non ho nessuno con cui parlare,
nessuno che mi da’ una mano.

Tutto quello che son capaci di fare
e’ forzarmi a seguire quello che dicono,
cercano di convincermi
verso qualcosa che e’ ingiusto.

Qualche volta mi chiedo
se e’ meglio piegarsi, oppure, semplicemente lasciar perdere.

Ma poi mi ricordo che ci sono tante donne,
per cui lottare,
hanno bisogno di qualcuno
che mostri loro la strada giusta.

Cerco di evitare il dolore,
aspetto per tutti un domani migliore.

Qualche volta mi chiedo se
e’ stato un errore essere nata donna.

Non ho i diritti che mi aspettano,
nemmeno il diritto di esprimere i miei pensieri,
non posso neanche essere aperta.

Ho solo paura di essere sgridata,
o di essere capita male.
Mi confondo per un po’,
pensando chi devo far felice.

Mi interessa la famiglia o la Societa’?
oppure, lascio perdere tutti
e seguo solo la mia felicita’?

Alcune possibilita’ si sciolgono come neve al sole
senza lasciare un minimo di soluzione.

Ma poi mi rendo conto che sono nel giusto,
Sto camminando nel negativo,
il solitario percorso delle vane promesse. Non mi lascio ingannare
o prendere in giro come fossi un pezzo di proprieta’.

Lottero’, lottero’ per i miei diritti,
quelli delle mie sorelle, e quelli delle altre donne.

Questo e’ un sogno che mi ha dato una motivazione,
ora ogni giorno che passa la mia anima e il mio corpo
si riempono di altre motivazioni.

Questa sono io,
e se devo percorrere questa strada
saro’ sempre piu’ felice.

Suor Beth Rindler, SFP

Pubblicato: 03/05/2012

 

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