Ngona: diventare suora in Senegal

 

 Per preparare quest’articolo abbiamo deciso di condividere con i lettori alcune esperienze delle nostre suore più giovani: quelle che stanno appena cominciando a imparare cosa significa essere una Francescana dei Poveri. Credo che tutte queste giovani suore condividano la posizione di sr. Sophie: “... è con gioia che vorrei condividere con voi la mia breve esperienza concreta....”.

“Ho sperimentato una bellissima vita fraterna, perché mi fa scegliere di usare i miei doni e di accogliere i doni degli altri”.
“Durante i pasti, per esempio, sentivamo il piacere di stare insieme e di condividere il contenuto delle nostre giornate. Ho avuto l’opportunità di condividere la gioia che avevo nel cuore attraverso una “Ngona” (serata organizzata per socializzare e per aiutarci ad essere torce di Cristo nel proprio contesto di vita), attraverso la celebrazione di una “buona domenica” e durante i festeggiamenti di vari anniversari nella comunità...”
Molte giovani suore si trovano a Samine, nella parte meridionale del Senegal.

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E’ una Comunità Ecclesiale di Base collegata alla parrocchia di Santa Bernadette di Temento nella diocesi di Kolda. Le altre si trovano altrove, eppure i loro percorsi sono simili.

Pélagie Ilboudo: “Ho il piacere di condividere con voi la mia esperienza di vita con le Suore Francescane e con i loro ministeri nella Comunità Alleluia di Parcelles Assainies nella periferia di Dakar, a pochi metri dal mare... Sono rimasta colpita dalla vita comunitaria delle suore; ho notato in loro la gioia di appartenere a Dio, ogni giorno e in ogni momento della loro vita e il loro desiderio di amarlo e servirlo con amore prestando servizio ai loro fratelli e sorelle sofferenti. Tra di loro si esprimono un affetto cordiale e attento, che le aiuta a lavorare assieme con rispetto, considerazione e disponibilità e a cercare il benessere dell’altra. Si donano completamente al servizio dei poveri. E aiutano non solo quelli che bussano alla loro porta, ma anche molti altri, poiché visitano varie famiglie nelle loro case”.

Tradizione e superstizione

Per quanto diverse possano essere le loro esperienze, i percorsi rimangono comunque molto simili. Per esempio, Jacqueline Flavienne Sané scrive che “le suore incontrano, toccano, guardano, ascoltano, sentono e lavorano con persone la cui vita è così diversa dalla loro da essere quasi inimmaginabile.... Vivono in un ambiente in cui tradizioni hanno precedenza rispetto alla religione, e dove la maggioranza delle persone sono vittime di queste tradizioni”.

Per illustrare l’impatto della tradizione Geneviève N’Decky racconta un episodio: “Ero a lezione di coro e un ragazzo di circa 12 anni si è presentato alla porta; era in piedi vicino a una bicicletta. Ho pensato che fosse un membro del coro, ma con mia grande sorpresa ho notato che aveva una ciotola che gli copriva la testa. Ho chiesto agli altri coristi se sapevano chi era questo ragazzo. Hanno tutti risposto “Non è normale”. Non ci potevo credere e mi sono sentita pervasa da un sentimento di compassione. Avevo delle mentine fresche nella borsa e gliene ho date alcune. Poi lui ha fatto un gesto e ho capito che cercava dell’acqua da bere. Ho lasciato le prove di coro e mi sono avviata verso il presbiterio per cercare qualcosa da bere e l’ho aiutato a tenere duro la ciotola. Tutti mi guardavano, ma non mi sono sentita in imbarazzo. Quello che contava per me era che questo ragazzo rappresentava il volto di Cristo. Quasi immediatamente mi sono venute in mente le parole del Vangelo: “Qualsiasi cosa farete a uno di questi piccoli, l’avrete fatta a me”.

Sr. Sophie osserva: “.... Ho anche notato che spesso chi è diventato recentemente cristiano ha bisogno di tempo, come del resto anche noi, per interiorizzare il cristianesimo e superare le tradizioni non cristiane come quella di indossare dei talismani (un pezzo di coda o di pelle di animali, della stoffa o polvere nera cucita su pelle che indica costumi tradizionali africani e in cui si mette della polvere per fare del bene o del male agli altri) attorno alla vita o alle braccia per proteggersi dal male”. Ed ecco un’altra osservazione di sr. Sophie sulla realtà tradizionale africana: “... in una delle visite che ho fatto sono rimasta particolarmente colpita da una donna anziana handicappata: siamo state ben accolte nonostante la barriera della lingua e le difficoltà di comunicare. Il suo volto irradiava gioia, e trasmetteva la pace dell’incontro con me durante i pochi minuti trascorsi con lei. In ringraziamento ci ha dato cinque arance e camminava davanti a noi, nonostante la sua povertà. L’ordine, la pulizia della sua casa e le parole di benedizione che uscivano dalle sue labbra e il calore dell’ospitalità tradizionale mi hanno fatto sentire la presenza di Dio in lei”.

Servizio ed esempio

Sr. Sophie prosegue dicendo: “Nella mia esperienza con i bambini dell’asilo nido, ho scoperto che la bellezza della vita consiste nell’essere semplice in tutto e sempre felice di far parte del piano di Dio. Ogni mattina quando arrivo, tutti i bambini mi vengono in contro per salutarmi e cercano di tenermi per mano finché non arrivano in classe, cantando a piena voce le canzoni e le poesie che ho loro insegnato”. Jacqueline Flavienne aggiunge: “Ho davvero sentito e sperimentato il carisma di guarigione con le suore a Samine grazie alla loro disponibilità – e al loro modo di accogliere tutti senza pregiudizi. Questo aspetto è stato ulteriormente rinforzato dalle visite alle famiglie, dai gesti premurosi di carità e dall’attenzione che avevano nei confronti dei poveri e degli anziani. Le suore lavorano con la stessa passione e coraggio della loro fondatrice, Madre Francesca Schervier”.

Pélagie Ilboudo aggiunge: “Vivendo con le suore mi sono resa conto che si trova più gioia nel dare che nel ricevere. Infatti, ho compreso che il carisma della nostra fondatrice Madre Francesca Schervier non consiste solo nel vedere davanti a me una persona che ha bisogno del mio aiuto, ma anche di conversare con tutte le persone che hanno bisogno di me nei loro momenti di fragilità". Jacqueline Flavienne aggiunge: “Le suore di Samine sono anche convinte che la soluzione migliore per curare le piaghe del circolo vizioso della povertà che si perpetua da una generazione all’altra, è di istruire quanti più bambini possibile. E’ per questa ragione che si dedicano all’istruzione a tempo pieno. Tuttavia non lo fanno semplicemente a scopo di insegnamento, ma anche per avere un’opportunità di nutrire adeguatamente i bambini, specialmente durante gli anni dell’asilo, con pasti preparati quotidianamente. Per aiutare la popolazione di Samine e ottenere condizioni di vita migliori lavorano con le donne e con le giovani madri, insegnando loro a cucire, a ricamare e a tingere la stoffa”.

Non è possibile concludere con una nota più positiva di quella che suor Flavienne Jacqueline Sané usa parlando del periodo trascorso a Parcelles Assainies: “Vedo un futuro pieno di speranza: in un mondo malato, afflitto da ogni sorta di male e ingiustizia, le Suore Francescane dei Poveri cercano ogni giorno di diventare speranza e compassione per le persone che servono... cosicché un domani tutte le persone potranno sperimentare la loro dignità divina”.

 Pubblicato: 09/06/2014

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