Intervista con suor Tiziana Merletti

 

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                                    Suor Tiziana Merletti, SFP

                                                  25 Anni

                         Entrata nella Congregazione:  9 agosto 1984 


                         Prima Professione: 18 maggio 1986 Pentecoste


                         Professione Perpetua:  28 aprile 1991

 

 


In base alla tua esperienza cosa rende la vita religiosa di una Suora Francescana dei Poveri degna di essere vissuta?

Celebrare il 25o anniversario della mia prima professione è stata un’occasione importante per guardarmi indietro ed essere riconoscente del dono della chiamata come SFP. La vita religiosa mi ha dato l’opportunità di sperimentare l’ampiezza e la profondità dell’amore di Dio nelle piccole cose quotidiane e nei fratelli e nelle sorelle a cui sono legata in ogni momento.
Fin dall’inizio del cammino sono stata attirata da queste parole del vangelo di Giovanni (12,32): “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Danno senso e direzione a quello che faccio e a quello che desidero essere: uno strumento di guarigione nella comunità della vita, come Gesù Risorto continua a rivelarci. Far parte della comunità SFP mi dà la grazia di continuare questo cammino, con umiltà nelle difficoltà e nelle prove, con gratitudine per l’attrazione misteriosa di Dio. So che non possiamo risolvere i problemi di tutta l’umanità povera e sofferente, come sognavo da giovane, ma credo nel potere di un piccolo seme piantato insieme, in nome di Dio.

In che modo pensi che il dono del nostro carisma di guarigione sia necessario nel mondo d’oggi?   


So che viviamo in un momento molto difficile di transizione ma sono convinta che il nostro carisma sia più necessario che mai. La sfida secondo me è più interna. Come direbbe Madre Francesca: il fuoco dell’amore di Dio e del prossimo bruciava dentro di me... La domanda è: come possiamo far sì che questo fuoco bruci dentro di noi e tra di noi? Mi chiedo continuamente cosa dobbiamo cambiare, lasciar andare e lasciar entrare nella nostra vita di SFP. Vogliamo essere realistiche, accoglienti e vicine alle persone e ai loro problemi. Ma nello stesso tempo ci troviamo davanti a delusioni, tristezza, scoraggiamento e un senso di perdita. Ogni giorno ci troviamo di fronte ad una tensione, che presenta tutti i rischi per noi: possiamo scegliere di servire il nostro io cercando il successo, rimanere passivamente sullo sfondo, lamentarci con rabbia ed amarezza dell’ingiustizia delle istituzioni... eppure, nonostante la diversità delle sfide che ci troviamo ad affrontare, sono tanto grata di vedere donne intorno a me così devote e fedeli alla visione e alla missione di Madre Francesca : mi rassicura sul fatto che la nostra presenza è veramente necessaria e continuerà in futuro.   

Quali sono le tue speranze e i sogni per il futuro delle Suore Francescane dei Poveri? E per la vita religiosa ?


La mia speranza per le Suore Francescane dei Poveri è quella di diventare sempre di più ministri dell’unzione, come segno della presenza di guarigione di Dio. La nostra chiamata è di abbracciare le piaghe dell’umanità povera e sofferente e sono convinta che lo possiamo fare attraverso dei rapporti significativi, rispettosi e profondi, tali da poter arrivare a benedire e portare l’unzione ai nostri fratelli e sorelle, ogni volta che ne abbiamo la possibilità e gli altri sono pronti ad accoglierla. La mia speranza per la vita religiosa è di trovare modi nuovi e significativi di condividere il nostro tesoro nella comunità ecclesiale più ampia. La vita religiosa sta diminuendo come numero ma non diminuisce certo la forza della nostra eredità.

Suor Tiziana Merletti, SFP

pubblicato: dicembre 2011

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