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ccs 04Katie BerggrenLo scorso anno, in occasione dell’attività di pastorale giovanile svoltasi a Padova, con alcune giovani partecipanti e Suore siamo andate a conoscere una donna che frequenta il progetto “I Colori di Colei che Sa”, un cammino con donne immigrate di vari fedi e provenienze che desiderano condividere la loro voglia di vita e di integrazione.

Quando siamo andati a visitarla F. è stata molto disponibile ad accoglierci nella sua casa e a raccontare un po’ della sua storia; con lei vivono le sue due bimbe che non vedevano l’ora di giocare insieme a noi. Durante la chiacchierata familiare F. ha voluto offrirci il suo tea marocchino accompagnato da squisiti dolcetti tipici della sua terra. Prima però di assaggiare il cibo, abbiamo chiesto se potevamo dire una preghiera insieme e F. ha acconsentito: è stato un momento particolare ed intenso perché tutte eravamo concentrate sulle semplici parole che arrivavano al cuore.

Sono subito rimasta colpita dalla semplicità e immediatezza con cui F. affronta gli eventi che la vita le propone: dalla difficoltà nel trovare il lavoro alla malattia, ha un tumore cerebrale. È una donna sensibile, realistica, riservata e che con molta difficoltà chiede aiuto. Prima di salutarci le ho chiesto se potevo rivederla e lei mi ha risposto in modo affermativo. Nel tragitto di strada per tornare a casa dentro di me sono nate 1000 domande e sentimenti contrastanti: come potevo aiutarla nei suoi problemi quotidiani? Dove trova F. la forza e l’energia per affrontare le difficoltà? Come restarle accanto?

ccs 03Claudia TremblayTornata a casa ho condiviso con Valerio e mia figlia Paola l’esperienza che avevo appena vissuto e in comune accordo abbiamo deciso di presentare agli associati di Padova la situazione di F. Come gruppo abbiamo cercato di aiutarla sia concretamente sia ricordandola nelle preghiere. Concretamente abbiamo pagato alcune bollette che erano da tempo scadute con il rischio che l’insolvenza portasse al taglio dell’utenza.

Un altro bisogno che abbiamo riscontrato era la necessità di una cucina a gas. Parlandone con gli associati abbiamo saputo che Silvio e Betty ne avevano una in garage, quindi ci siamo organizzati e con il mezzo di Stefano e un suo amico siamo andati a ritirare la cucina dalla famiglia Zaina e portata a casa di F.; Valerio alcuni giorni dopo ha cambiato il tubo del gas che era scaduto, quindi pericoloso. F. è rimasta colpita da questi gesti di generosità e mi chiedeva cosa potesse fare in cambio lei per noi. Mi ha anche soprannominato “tu sei il mio angelo”, ci siamo guardate negli occhi e ci siamo abbracciate.
Credo che il pensiero di Madre Francesca del giorno 10 marzo rispecchia molto chiaramente i miei sentimenti: “dobbiamo morire a noi stessi se vogliamo risorgere con Cristo.

Svuotare il cuore da tutto e da tutti perché vi possa dimorare solo Gesù”. L’aver incontrato F. ha smosso dentro di me sentimenti ed emozioni contrastanti: quando siamo insieme sembra che ci conosciamo da molti anni, reciprocamente apriamo i nostri cuori e cerco di accogliere le sue ferite in silenzio, ma dentro di me nascono grida di delusione ed amarezza. Vorrei poter fare molto altro, anche se poi mi rendo conto che anche un messaggino di saluto per lei è già molto importante e rasserenante. Aver avuto il dono di conoscere F. mi ha permesso nuovamente di ripensare a ciò che è effettivamente importante per me: l’amore per l’altro e ancora più in profondità l’Amore per il nostro Signore.

ccs 05Claudia TremblayA volte erroneamente credo che dobbiamo avere oggetti per essere felici, ma poi mi rendo conto che non è questo che ci arricchisce, ma sono le relazioni profonde, che possono manifestarsi a volte con un semplice sorriso a volte con l’ascolto completo dell’altro.

Per il lavoro che in questi mesi sto svolgendo incontro, purtroppo, molte donne e uomini che hanno perso il lavoro da molto tempo e hanno difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro; la relazione instaurata con F. mi ha permesso di accogliere ancor più empaticamente le persone, abbassando il mio volume del giudizio e aumentando il mio silenzio per dar spazio alle loro parole.

Sono sentimenti che quotidianamente mi accompagnano e rivivo in qualche modo nel passo di Matteo 25 “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatte a me”.
Pensare e scrivere questa testimonianza mi ha aiutato ancora una volta ad apprezzare il dono di avere incontrato le Suore Francescane dei Poveri e le opportunità che mi offrono per crescere cristianamente e umanamente.

Carole Consigliere Associata SFP

Pubblicato: 04/05/2017