Compassione e speranza

 

a2a1Il 20 maggio scorso, nella notte, è avvenuto un forte terremoto nel Nord Italia, proprio nell’area della mia zona natale, la provincia di Modena. Le scosse continuano finora e la situazione resta instabile e difficile per le migliaia di persone sfollate che hanno perso casa e lavoro. Nonostante la paura che sta sfibrando giorno per giorno, emerge comunque la forte voglia di ricominciare, di riprendere la propria vita nelle mani e aprirsi al futuro.

Compassione e speranza, le parole che restano in una situazione che sembra non aver tregua.Sono rientrata a casa subito dopo la prima scossa. È stata un’esperienza molto particolare che vorrei provare a condividere con voi.

Arriva un momento in cui ogni parola sembra inutile e così fragile, da sgretolarsi più velocemente dei mattoni che sono franati in Emilia, la mia terra che – mai si sarebbe detto – ha ingoiato la vita di persone che fino a ieri  avevano un’esistenza tranquilla e senza troppi sussulti, nonostante la crisi.

teUna testimonianza

A Modena una maestra racconta: Questa mattina, quando il mondo è di nuovo cambiato, mi sono trovata sotto la cattedra, a stringere dal pavimento il braccio del bambino che si trovava più vicino a me, e che tremava, mentre gli altri mi chiamavano e io non potevo che dire loro: state tranquilli, e chi può, chi sa, preghi il suo Dio, nella sua lingua. Venti secondi sono un soffio, ma possono diventare un’eternità. Qualcuno piange, ma escono tutti dietro a me. Ci si aggrappa a poche cose certe, all’altro che si ha a fianco. In mezzo al giardino, tra gli alberi, i genitori arrivano alla spicciolata, le facce terree che cercano l’unica cosa rimasta salda nel terremoto: le facce dei loro figli. Anch’io ho sempre negli occhi la tristezza e gli sguardi sconsolati delle persone che conosco del mio paese, degli anziani soprattutto, e dei bambini… e anche dei sacerdoti che non hanno più una chiesa in piedi: Gesù Eucaristia è stato il 1° sfollato, da tutti i paesi colpiti.

Sono arrivata a casa da mamma, poche ore dopo la prima grossa scossa di terremoto ed insieme abbiamo cercato di capire cosa fare. Anche stare insieme, organizzarci per la notte è difficile, ogni pochi minuti ci sembra di dover scappare. E come fare con le persone sole che vivono nel mio stesso  palazzo? Così, con un  po’ di coraggio, le invito tutte ad uscire insieme, a sistemarci per la notte presso la palestra comunale vicina, dove la Protezione Civile sta allestendo un Centro di accoglienza.

Vedere con gli occhi della fede
te 02

Intorno a noi un centinaio di sguardi persi, bambini e neonati in lacrime, anziani in carrozzella … Come leggere con fede gli avvenimenti che ci succedono? Come tradurre tutto in "Dio mi ama"? Non importa parlare: le persone lo sentono, lo toccano, attraverso piccoli atti concreti di compassione, attraverso uno sguardo d'amore. È  quello che cerco di fare quella notte. Ma dentro il cuore si spacca in due. Taccio, non dico nulla, perché chi soffre ha una sensibilità particolare che non ha bisogno di tante parole.

La terra continua a tremare. Il cielo continua a benedirci di una pioggia insistente e invernale, nonostante oggi sia il 20 maggio. Il tempo scorre inesorabile e lentissimo, la notte sembra non finire mai.

E così i giorni successivi, ogni attimo, quello che abbiamo nel presente, è la nostra sola salvezza, è l’eternità.

te 01Dopo aver sistemato l’appartamento per la caduta di un mobile e la rottura di altri oggetti di poco valore, convinco finalmente mia mamma ad allontanarsi dalla zona “rossa”, a sistemarsi da mia sorella a circa 150 Km di distanza.

Poi una seconda scossa, la mia città natale è ora una città fantasma: molte case distrutte, migliaia le persone che dormono fuori casa, nelle tende o lontano.
E la terra continua a tremare.

Resta una domanda: cosa vuole dirci il Signore con tutto questo? Alle volte la Sua è una scrittura "illeggibile". Ci vuole solo un po’ di fede, e se ne basta un pizzico per “spostare le montagne”  chiediamo che possa davvero “fermare le pianure”.

C’è qualcosa che non trema, se anche trema la terra? Sì, Dio Amore. Tutto crolla, solo Dio resta.

Intanto arrivano messaggi da tutte le parti del mondo, da amici, parenti: siamo con voi, preghiamo per voi. Siamo la stessa carne, siamo lo stesso corpo e quando una parte soffre, tutto il corpo soffre. Sì, siamo una cosa sola, e questo dà forza, dà energia e vita nuova.

La gente emiliana è forte, tenace e grande lavoratrice! Ha un profondo senso della solidarietà e della condivisione. Le maestre del mio paese, alcuni giorni dopo la chiusura delle scuole, sono andate nei campi di raccolta e di accoglienza, vestite da pagliacci per fare giocare i loro alunni, che avevano passato la notte nelle tende o nelle auto.

Quando si vivono le cose dal cuore dell’altro, queste acquistano tutta un’altra dimensione. Forse è così che si arriva a quel ‘cuore di carne’ che tanto agogniamo. Allora davvero posso dire che stiamo vivendo un tempo di buio, di  notte, ma c’è anche la speranza, la speranza che le macerie non siano la parola “fine”.
“In luoghi abbandonati costruiremo con nuovi mattoni”, dice T. S. Eliot. Le chiese di mattoni non ci sono più, ma il primo mattone da ricostruire siamo noi, e quella domanda a cui uno deve rispondere, e che mettiamo di fronte a tutti, non solo a noi che vegliamo nella notte per non svegliarci con le scosse: c’è qualcosa, nella vita, che non trema?

Sr. Carla Casadei, sfp

Pubblicato: 01/08/2012

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